Il panorama della giustizia civile italiana presenta una frammentazione preoccupante, rivelando una significativa disomogeneità temporale che incide profondamente sulla vita economica del Paese.
Lungi dall’uniformità auspicabile, i tempi di definizione dei processi civili variano drasticamente da una giurisdizione all’altra, oscillando tra i 132 giorni più rapidi, registrati a Gorizia, e i ben 928 giorni più lenti, con picchi vertiginosi di 1.420 giorni per le controversie di lavoro a Sulmona.
Questa disparità non è un mero dettaglio statistico, ma un elemento di distorsione sistemica che mina la competitività del tessuto imprenditoriale italiano.
Confartigianato, attraverso un’analisi dettagliata caso per caso, documenta con precisione questa realtà frammentata, segnalando come la prolungata incertezza temporale rappresenti un freno allo sviluppo economico.
L’inerzia dei procedimenti non si traduce solamente in un ritardo nella risoluzione delle controversie, ma genera un clima di sospensione e di rischio che impatta negativamente sulla pianificazione strategica delle imprese.
Marco Granelli, presidente della confederazione, sottolinea con forza come questa situazione costituisca un ostacolo significativo per la crescita.
Le piccole e medie imprese, spina dorsale dell’economia italiana, si trovano ad affrontare costi operativi crescenti per la sola gestione del contenzioso, risorse che potrebbero essere destinate a investimenti produttivi, all’innovazione tecnologica e alla creazione di posti di lavoro.
L’incertezza cronologica impone un atteggiamento di prudenza, inducendo le aziende a rinviare decisioni cruciali, a congelare progetti di espansione e, in alcuni casi, a rinunciare del tutto ad azioni legali ritenute troppo onerose e prolungate nel tempo.
La disparità nella velocità dei processi civili non è un fenomeno casuale, ma riflette una complessa interazione di fattori, tra cui l’organizzazione interna dei tribunali, la composizione del personale giudiziario, l’applicazione delle procedure legali e, non ultimo, il carico di lavoro complessivo.
Affrontare questa problematica richiede un approccio strutturale, che coinvolga riforme legislative, investimenti in risorse umane e tecnologiche, e una revisione dei modelli procedurali al fine di garantire una maggiore efficienza e uniformità nella gestione della giustizia civile.
Il superamento di queste inefficienze non è solo una questione di equità processuale, ma un imperativo economico per favorire la crescita, l’innovazione e la competitività del sistema Italia.







