Nel luglio 2024, Amazon Italia Transport si è trovata al centro di un’inchiesta milanese che ha svelato un complesso sistema di gestione della forza lavoro sollevando interrogativi profondi sulla legalità e sull’etica delle pratiche aziendali.
Il sequestro preventivo di beni per un valore superiore ai 121 milioni di euro, disposto dalla Procura, ha evidenziato presunte irregolarità fiscali con implicazioni significative per il colosso dell’e-commerce.
L’indagine non si è limitata alla questione tributaria, ma ha puntato il mirino su un sistema di monitoraggio dei fattorini, descritto dai magistrati come una forma di controllo intensiva e potenzialmente vessatoria.
L’utilizzo di un sofisticato software-algoritmo, che geolocalizzava i corrieri come “puntini rossi” su una mappa digitale, ha sollevato preoccupazioni relative alla pressione lavorativa, alla perdita di autonomia e al potenziale impatto sulla salute psicologica dei dipendenti.
Questo approccio tecnologico, volto a ottimizzare l’efficienza delle consegne, è stato interpretato come un mezzo per imporre ritmi insostenibili e monitorare costantemente le prestazioni, erodendo, di fatto, il diritto alla disconnessione e all’autodeterminazione professionale.
In risposta alle accuse e alla gravità delle indagini, Amazon Italia Transport ha intrapreso un percorso di risarcimento, versando oltre 180 milioni di euro in sede fiscale.
Tuttavia, il mero adempimento economico non risolve la questione di fondo.
L’azienda ha inoltre annunciato una revisione del sistema di monitoraggio, promettendo modifiche per garantire maggiore trasparenza e ridurre la pressione sui fattorini.
Questa revisione dovrebbe mirare non solo a eliminare le pratiche più intrusive, ma anche a introdurre meccanismi di controllo partecipativi, che coinvolgano i lavoratori nella definizione delle modalità di gestione del lavoro.
L’episodio solleva interrogativi più ampi sulla responsabilità sociale delle grandi piattaforme digitali e sull’impatto delle tecnologie di monitoraggio sul mondo del lavoro.
La vicenda Amazon Italia Transport pone l’accento sulla necessità di un quadro normativo più robusto per tutelare i diritti dei lavoratori nell’era digitale, garantendo al contempo un equilibrio tra efficienza produttiva e rispetto della dignità umana.
Il caso costituisce un campanello d’allarme per tutte le aziende che utilizzano tecnologie di geolocalizzazione e monitoraggio, invitandole a riflettere sulle implicazioni etiche e legali delle loro pratiche e a investire in un modello di lavoro più sostenibile e rispettoso dei diritti dei lavoratori.
La questione della “gig economy” e del lavoro su piattaforma, infatti, richiede un ripensamento profondo delle relazioni di lavoro e una maggiore attenzione alla protezione dei soggetti più vulnerabili.






