- pubblicità -
- pubblicità -

Italia indietro all’UE: BES 2024 rivela squilibri e criticità strutturali.

- Advertisement -

Il quadro socio-economico italiano, sebbene costellato di elementi positivi, rivela una posizione di relativo svantaggio rispetto alla media dell’Unione Europea, come evidenziato dal Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) 2024 dell’ISTAT.
Sebbene l’Italia registri performance incoraggianti in ambiti specifici, permangono criticità strutturali che impattano significativamente sulla qualità della vita e sulle opportunità di sviluppo per una parte consistente della popolazione.
Il rischio di povertà relazionale, che indica la difficoltà per le famiglie a far fronte alle necessità materiali, sociali e culturali, si attesta all’18,9%, superando di quasi due punti e mezzo la media UE27, un dato che riflette una distribuzione del reddito nettamente meno equa.
L’indice di Gini, misura della disuguaglianza di reddito, conferma questa tendenza, con un valore superiore a quello registrato nell’Unione, segnalando una polarizzazione sociale più marcata.
Paradossalmente, l’Italia si distingue per un onere abitativo relativamente contenuto, che si posiziona al di sotto della media europea.

Questo aspetto, tuttavia, non compensa le altre difficoltà, poiché la deprivazione materiale e sociale, unitamente alla difficoltà di raggiungere la fine del mese, colpiscono in modo più pesante una porzione significativa della popolazione.
Sul fronte della salute, l’Italia mostra segnali di efficienza, con una mortalità evitabile inferiore rispetto alla media europea, una speranza di vita superiore (84,1 anni contro gli 81,7 dell’UE27) e un tasso di omicidi tra i più bassi del continente.

Questi risultati, pur essendo incoraggianti, non mascherano le disuguaglianze interne e le carenze nel sistema sanitario.
Il mercato del lavoro rappresenta un capitolo particolarmente critico.

Il tasso di occupazione complessivo, al 67,1%, è notevolmente inferiore alla media europea, e il divario si acuisce ulteriormente per le donne, dove il tasso scende al 57,4%, evidenziando persistenti barriere all’ingresso e al progresso professionale.

Un’altra problematica emergente è la diffusione del lavoro a tempo parziale involontario, che colpisce in modo sproporzionato le donne, riflettendo una mancanza di opportunità lavorative adeguate e una rigidità nel mercato.
L’istruzione e la formazione, pilastri fondamentali per la crescita futura, mostrano anch’esse un quadro di sotto-performance.
La percentuale di giovani tra i 25 e i 34 anni con un titolo universitario è inferiore alla media europea, così come la percentuale di persone tra i 25 e i 64 anni con il diploma di scuola secondaria superiore, indicando un potenziale inespresso e una necessità di investimenti mirati a migliorare i livelli di competenze e la preparazione al mondo del lavoro.

Infine, l’innovazione e la ricerca, motori essenziali per la competitività e lo sviluppo sostenibile, soffrono di una cronica carenza di investimenti.

L’impegno finanziario in ricerca e sviluppo, pari al 1,37% del PIL, è significativamente inferiore alla media europea, limitando la capacità del Paese di generare nuove conoscenze, tecnologie e opportunità di crescita.
La scarsa presenza di lavoratori con formazione universitaria nelle professioni scientifico-tecnologiche suggerisce inoltre una difficoltà a tradurre gli investimenti in ricerca in crescita occupazionale e sviluppo economico.
È necessario un cambio di paradigma che promuova una cultura dell’innovazione e valorizzi il capitale umano, per colmare il divario con i Paesi più avanzati e garantire un futuro prospero e inclusivo per l’Italia.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap