L’urgenza di una profonda revisione delle pratiche assicurative, in risposta alle crescenti sensibilità e alle mutate aspettative sociali, si concretizza in un intervento significativo dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS).
L’ente, incaricato di supervisionare il settore assicurativo italiano, ha recentemente formulato un’esplicita richiesta alle compagnie, invitandole ad allinearsi pienamente con la legislazione relativa all’oblio oncologico.
Questa disposizione, ben più di una semplice conformità normativa, si configura come un segnale di un cambiamento strutturale nel modo in cui le compagnie assicurative gestiscono i rischi legati alla salute.
Per anni, la storia clinica di un individuo, in particolare la presenza di una neoplasia, ha rappresentato un fattore determinante nell’accesso a polizze assicurative, spesso con conseguenze discriminatorie e limitative.
La presenza di un pregresso oncologico si traduceva in costi maggiorati, franchigie più elevate, o addirittura nella totale esclusione dalla copertura assicurativa, penalizzando ingiustamente coloro che avevano affrontato e superato una grave malattia.
L’oblio oncologico, riconosciuto a livello legislativo, mira a sanare questa disparità.
Esso sancisce il diritto del paziente, dopo un periodo di remissione e stabilità clinica, a vedersi cancellata la sua storia oncologica ai fini dell’accesso a servizi e opportunità, inclusi quelli offerti dal settore assicurativo.
Non si tratta di negare la realtà della malattia passata, ma di evitare che essa continui a condizionare il futuro dell’individuo, impedendogli di accedere a condizioni assicurative standard e competitive.
La richiesta dell’IVASS non è solo una questione di correttezza e equità, ma riflette una comprensione più sofisticata del concetto di rischio.
Concentrarsi unicamente sul pregresso oncologico come indicatore di pericolosità trascura elementi cruciali come lo stile di vita, l’aderenza alle terapie, i controlli periodici e la qualità generale della salute attuale.
Una valutazione del rischio più accurata e personalizzata dovrebbe tenere conto di tutti questi fattori, evitando di etichettare indiscriminatamente individui che hanno superato una malattia grave.
Inoltre, l’intervento dell’IVASS risponde a una crescente consapevolezza dei diritti dei pazienti e a una pressione sociale per una maggiore trasparenza e responsabilità da parte delle compagnie assicurative.
L’oblio oncologico non è un privilegio, ma un diritto fondamentale che contribuisce a promuovere l’inclusione sociale e a garantire pari opportunità per tutti.
Le compagnie assicurative, nell’adeguarsi a questa richiesta, dovranno rivedere i loro modelli di valutazione del rischio, implementare procedure operative trasparenti e formare il personale sulle nuove normative.
L’obiettivo finale è creare un sistema assicurativo più giusto, equo e inclusivo, che rispetti la dignità e i diritti di tutti i cittadini, anche di coloro che hanno combattuto e vinto una battaglia contro il cancro.
Questo cambiamento rappresenta un passo importante verso un futuro in cui la storia clinica non sia un fardello, ma un capitolo superato, che non definisce più il potenziale e le opportunità di una persona.






