Landini ad Assisi: Pace, Lavoro e Giustizia Sociale contro il Riarmo

- Advertisement -

Il messaggio di Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, risuona ad Assisi, preludio alla Marcia Perugia-Assisi, come un monito urgente e una proposta di rotta alternativa alla spirale di tensioni che avvolge il mondo.
La sua analisi va oltre la semplice opposizione all’aumento delle spese militari, delineando un quadro complesso dove sicurezza e stabilità sono intrinsecamente legate a fattori sociali, economici e politici.
Landini contesta fermamente la scelta del governo Meloni di privilegiare il riarmo nella legge di bilancio, denunciando come tale decisione rappresenti una pericolosa deviazione di risorse cruciali.

L’investimento prioritario, secondo il leader sindacale, non deve essere rivolto all’accumulo di armamenti, ma alla costruzione di una giustizia sociale concreta e duratura.
La sua argomentazione si fonda su una visione olistica della sicurezza, che non si riduce alla mera assenza di conflitti armati, ma include il diritto al lavoro dignitoso, l’accesso universale alla sanità, l’istruzione di qualità e la protezione sociale.
La guerra, sottolinea Landini, non è un evento esterno che colpisce in modo indiscriminato, ma un sistema di sfruttamento che genera disuguaglianze, alimenta l’instabilità e impone pesanti costi a lavoratori, famiglie e comunità.
L’aumento dell’inflazione, l’erosione del potere d’acquisto, la precarietà lavorativa, la riduzione dei servizi pubblici: tutti questi fenomeni sono direttamente collegati al militarismo e alla politica estera aggressiva.
Lottare per la pace, quindi, significa innanzitutto difendere i diritti dei lavoratori, rafforzare lo Stato sociale e promuovere una democrazia partecipativa e inclusiva.

Il segretario della CGIL non si limita a una critica retorica, ma propone un’azione concreta.
La Marcia Perugia-Assisi rappresenta un momento di mobilitazione e di riflessione, ma il 25 ottobre a Roma si terrà una manifestazione nazionale aperta a tutte le sensibilità progressiste, un chiaro segnale di dissenso verso l’aumento delle spese militari e una rivendicazione di un modello di sviluppo basato sulla persona, sul lavoro, sulla solidarietà e sulla cooperazione internazionale, non sulla logica del profitto e della competizione a oltranza.
La proposta è chiara: disinvestire dalla guerra, investire nel futuro.
Un futuro in cui la sicurezza non sia una questione di armi, ma un diritto garantito a tutti.

- pubblicità -
- Pubblicità -