Il panorama del lavoro domestico in Italia sta attraversando una fase di profonda trasformazione, segnata da una contrazione numerica e da un’evoluzione delle figure professionali che lo compongono.
I dati più recenti, provenienti da un’analisi approfondita realizzata da Assindatcolf Family (Net) Work – Laboratorio su casa, famiglia e lavoro domestico, rivelano una diminuzione significativa del numero di lavoratori domestici iscritti all’INPS, passando da 975.200 nel 2021 a 817.400 nel 2024, un decremento che si traduce in una perdita del 16,2%.
Questo calo, che investe l’intero settore, non può essere interpretato semplicemente come una riduzione della domanda di servizi domestici, ma riflette una complessa interazione di fattori demografici, economici e sociali.
L’invecchiamento della popolazione italiana, con un aumento delle famiglie anziane e una diminuzione della natalità, incide direttamente sulla necessità di assistenza domiciliare.
Contestualmente, la crescente partecipazione femminile al mercato del lavoro, pur rappresentando un progresso sociale, ha ridotto la disponibilità di figure in grado di dedicarsi al lavoro domestico all’interno del nucleo familiare.
Un elemento particolarmente rilevante emerso dall’analisi è il sorpasso, per la prima volta, delle badanti rispetto alle colf.
Nel 2024, il numero di badanti iscritte all’INPS (413.000) ha superato quello delle colf (404.000).
Questa inversione di tendenza sottolinea una crescente attenzione alla cura della persona, soprattutto di anziani e persone con disabilità, in un contesto in cui la domanda di supporto domiciliare specializzato è in costante aumento.
Si configura, quindi, un cambiamento nella percezione del lavoro domestico, che si sposta progressivamente da mansioni prevalentemente legate alla pulizia e all’organizzazione della casa verso attività di assistenza personalizzata e di supporto alla vita quotidiana.
Le implicazioni di questa trasformazione sono molteplici e richiedono un’attenta riflessione.
La diminuzione del numero di lavoratori domestici, unita alla specializzazione delle figure professionali, potrebbe generare una carenza di personale qualificato, con conseguenze negative sulla qualità dei servizi offerti e sull’accesso all’assistenza domiciliare per le famiglie più vulnerabili.
Inoltre, la crescente prevalenza delle badanti solleva questioni cruciali relative alla tutela dei loro diritti, alle loro condizioni di lavoro e alla loro formazione professionale.
È necessario, pertanto, promuovere politiche mirate a favorire l’attrattività del settore, a garantire una retribuzione equa e a offrire opportunità di aggiornamento e specializzazione per i lavoratori domestici, contribuendo così a valorizzare un ruolo sociale fondamentale per il benessere delle famiglie e la coesione del Paese.

