La recente manovra di bilancio, con un’apparente generosità, introduce modifiche al trattamento di fine rapporto (Tfr) e al tesoretto di fine servizio (Tfs) per i dipendenti pubblici, che si rivelano, a un’analisi più approfondita, una manovra finanziaria di tutt’altro genere.
Le organizzazioni sindacali CGIL, attraverso le sue articolazioni FLC, FP e SPI, esprimono forte preoccupazione e definiscono la misura come una “beffa” che, in definitiva, sottrae risorse significative ai lavoratori.
L’anticipazione di tre mesi nell’erogazione del Tfr, presentata come un beneficio tangibile, si scontra con la sua intrinseca contraddittorietà.
L’innegabile progresso, seppur minimo, si accompagna all’abolizione di una significativa agevolazione fiscale.
Fino ad ora, i lavoratori che hanno percepito il Tfr a partire da un anno dalla cessazione del rapporto di lavoro, beneficiavano di una detassazione fino a un limite di 50.000 euro.
Questa condizione, cruciale per l’effettivo valore del trattamento, viene ora cancellata dall’anticipo forzato, privando i lavoratori di un beneficio pari a circa 750 euro per persona.
La questione assume un’importanza ancora maggiore se si considera il precedente giurisprudenziale.
La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 130 del 2023, aveva evidenziato l’inaccettabile disparità di trattamento tra lavoratori pubblici e privati riguardo ai tempi di liquidazione del Tfr/Tfs, sollecitando un intervento legislativo volto a eliminare tale ingiustizia.
La risposta del Governo, lungi dal colmare il divario, si limita a una concessione parziale e opportunistica, applicabile unicamente alle pensioni di vecchiaia e con la persistenza di lunghi differimenti e modalità di rateizzazione che, in caso di uscite anticipate e liquidazioni di importo elevato, possono protrarsi fino a sette anni.
Questo compromesso rivela una mancata volontà di affrontare la questione nella sua completezza, perpetuando una situazione di iniquità.
Un elemento particolarmente grave, abilmente occultato nella relazione tecnica di supporto alla manovra e mai esplicitato al pubblico, è l’effetto automatico dell’anticipo sulla perdita dell’agevolazione fiscale.
La cancellazione del requisito temporale di dodici mesi necessari per usufruire della detassazione implica una perdita complessiva di risorse che, calcolata su una platea di circa 30.122 pensionamenti di vecchiaia, ammonta a 22,6 milioni di euro.
La manovra, quindi, non rappresenta un miglioramento per i lavoratori pubblici, ma piuttosto un’operazione di facciata che, pur modificando i tempi di erogazione del Tfr, ne riduce in maniera significativa il valore economico a causa della perdita dell’agevolazione fiscale.
Le organizzazioni sindacali CGIL ribadiscono la necessità di un intervento legislativo più incisivo, che elimini definitivamente le disparità di trattamento e garantisca ai lavoratori pubblici gli stessi diritti e benefici riconosciuti ai lavoratori del settore privato.
La battaglia per la giustizia e l’equità nel trattamento di fine rapporto continua.

