L’attribuzione del Premio Nobel per l’Economia ha illuminato un paradigma interpretativo della crescita economica che trascende la semplice equazione di capitale e lavoro.
Quest’anno, l’Accademia reale svedese per le scienze economiche ha premiato tre figure di spicco – il francese Philippe Aghion e il canadese Peter Howitt, a pari merito, e l’israelo-americano Joel Mokyr – per aver sviluppato un modello teorico e storico che pone al centro l’innovazione come motore primario di progresso duraturo, e sottolinea l’importanza cruciale di una società flessibile, capace di abbracciare il cambiamento, persino quando questo implica la cosiddetta “distruzione creativa”.
Il contributo di Aghion e Howitt risiede nella formalizzazione matematica di un concetto cruciale: la crescita economica non è un processo lineare e automatico.
Al contrario, essa è il risultato di un’interazione dinamica tra innovazione e regolamentazione.
Il modello sviluppato dai due economisti suggerisce che politiche volte a proteggere le industrie esistenti, seppur con l’intento di favorire l’occupazione nel breve termine, possono soffocare l’innovazione e, nel lungo periodo, rallentare la crescita complessiva.
Questo perché la creazione di nuove tecnologie e nuovi modelli di business implica inevitabilmente la scomparsa di quelli obsoleti, un fenomeno che Joseph Schumpeter aveva già descritto come “distruzione creativa”.
Il premio riconosce, quindi, la necessità di un equilibrio delicato: incoraggiare l’innovazione, pur mitigando gli effetti negativi sulla forza lavoro che si ritrova a dover riqualificarsi.
Joel Mokyr, con la sua monumentale opera di ricerca storica, ha fornito una solida base empirica a queste teorie.
Mokyr ha indagato le radici storiche dell’innovazione, identificando il passaggio cruciale da una cultura del “sapere pratico” e del miglioramento incrementale a una cultura della ricerca scientifica e dell’innovazione radicale.
Ha dimostrato come l’accettazione e la promozione delle idee nuove, anche quelle che sfidano lo status quo, siano state fondamentali per i periodi di rapido progresso economico.
La sua analisi ha rivelato come la “illuminazione” intellettuale, ovvero la diffusione di un atteggiamento favorevole alla sperimentazione e alla scoperta, abbia contribuito in modo determinante alla Rivoluzione Industriale e alle successive ondate di innovazione.
Il Nobel di quest’anno non è semplicemente una celebrazione di un modello economico; è un monito.
In un’epoca caratterizzata da sfide globali come il cambiamento climatico, la disuguaglianza e le pandemie, la capacità di innovare e di adattarsi è più importante che mai.
Il premio sottolinea la necessità di politiche che favoriscano la ricerca, l’istruzione e la libertà intellettuale, e che promuovano una società aperta al cambiamento, disposta ad accettare la “distruzione creativa” come un processo inevitabile e, in definitiva, positivo per il progresso umano.
Inoltre, il riconoscimento mette in luce l’importanza della comprensione storica nel plasmare politiche economiche efficaci, suggerendo che il futuro della crescita dipende dalla nostra capacità di imparare dal passato.






