Nella periferia ovest di Firenze, una dinamica di violenza e furto ha scosso la quiete di via Pratese, portando all’arresto di quattro giovani tunisini, uno maggiorenne e tre minorenni, accusati di rapina aggravata e possesso illegale di armi.
L’episodio, consumatosi in un arco temporale recente, ha visto una vittima, un giovane di 19 anni, aggredito e depredato mentre faceva ritorno a casa.
L’aggressione, caratterizzata da una escalation di violenza che va dagli insulti iniziali all’uso di percosse, ha lasciato la vittima in stato di shock e priva del suo bancomat e del suo cellulare.
L’azione del gruppo, un chiaro esempio di criminalità predatoria, si è manifestata con una coordinazione inquietante: mentre alcuni individui immobilizzavano e colpivano la vittima, un complice tentava di estorcere il codice di sblocco del telefono, dimostrando una premeditazione e una volontà di massimizzare il profitto illecito.
Il rifiuto della vittima di collaborare, tuttavia, ha portato a un ulteriore atto di aggressione, con il lancio del telefono e del portafoglio, seppur mancante del bene più prezioso: la carta di credito.
La prontezza nella gestione della situazione da parte della vittima, che ha ricevuto un alert sul proprio dispositivo mobile, ha permesso di tracciare l’utilizzo fraudolento del bancomat in una tabaccheria locale.
Questo dettaglio cruciale ha fornito alle forze dell’ordine un elemento concreto per l’indagine e ha accelerato l’identificazione dei responsabili.
La successiva pattuglia di polizia, agendo sulla scorta della descrizione fornita, ha intercettato i quattro giovani nei pressi del negozio teatro del furto.
L’ispezione personale ha rivelato un quadro ancora più allarmante: oltre alla carta di credito sottratta alla vittima, i responsabili nascondevano una collanina d’oro, presumibilmente provento di un furto precedente, un coltello a scatto e un cacciavite, strumenti che suggeriscono una propensione alla violenza e alla commissione di ulteriori reati.
L’arresto dei quattro individui, con il maggiorenne detenuto a Sollicciano e i minorenni affidati all’Istituto Penale per i Minorenni di Firenze (ex Riformatorio), segna un importante passo avanti nella lotta alla criminalità predatoria e alla sicurezza urbana.
L’episodio solleva, inoltre, interrogativi sulle dinamiche sociali che possono favorire l’emersione di comportamenti delinquenziali e sull’efficacia delle misure preventive e rieducative rivolte ai minori a rischio.
La vicenda rappresenta un monito alla necessità di un approccio integrato che coinvolga istituzioni, forze dell’ordine e comunità locali, al fine di contrastare la criminalità e promuovere un ambiente sicuro e coeso.







