Il tribunale di Prato ha emesso una nuova sentenza significativa nel complesso e intricato caso noto come “Guerra delle Grucce”, condannando Nengyin Fang, un ex militare dell’Esercito Popolare di Repubblica Cinese, a sette anni e sei mesi di reclusione per tentato omicidio.
Questa condanna, equiparata a quella già inflitta ai primi cinque membri del commando, segna un ulteriore passo avanti nella ricostruzione di una vicenda che intreccia affari internazionali, violenza premeditata e profonde radici in una specifica nicchia della filiera tessile.
L’accusa sostiene che Fang, in qualità di esecutore materiale, fosse parte integrante di un gruppo di individui provenienti dalle province cinesi del Fujian e dello Zhejiang, selezionati e inviati appositamente per eliminare l’imprenditore Chang Meng Zhang.
La dinamica si inserisce in una competizione spietata per il controllo del mercato delle grucce per abiti, un settore apparentemente marginale ma strategicamente cruciale per l’industria dell’abbigliamento, e di conseguenza, estremamente redditizio.
Questo conflitto, lungi dall’essere una semplice disputa commerciale, si è trasformato in una guerra aperta, caratterizzata da intimidazioni, aggressioni e, nel caso specifico, un tentativo di omicidio.
L’attacco, avvenuto il 6 luglio 2024 all’interno del circolo Number One, un locale frequentato dalla comunità cinese, fu un’azione brutale e organizzata.
Fang, insieme ai suoi complici, assaltò Chang Meng Zhang, sottoponendolo a una violenza inaudita.
L’aggressione, inizialmente con oggetti contundenti e vetri, sfociò in un’escalation culminata nell’uso di un’arma da taglio e numerose coltellate all’addome.
La gravità delle ferite riportate da Zhang, che includevano una parziale eviscerazione, e l’immediato intervento del gestore del locale, si tradussero in un’emergenza chirurgica che, nonostante tutto, permise all’imprenditore di sopravvivere.
La collaborazione di Chang Meng Zhang con la giustizia italiana, un atto di coraggio in un contesto così delicato, si è rivelata fondamentale per l’identificazione del ruolo specifico svolto da Fang nell’azione criminale.
Tale cooperazione ha permesso agli inquirenti di raccogliere prove concrete a supporto dell’accusa, svelando la pianificazione e l’organizzazione del commando proveniente dalla Cina.
È importante sottolineare che il profilo di Chang Meng Zhang è tutt’altro che immacolato.
In passato, è stato condannato in via definitiva per l’omicidio volontario di Zhijian Su, un evento avvenuto nel 2006 a San Giuseppe Vesuviano, che getta un’ombra complessa sull’intera vicenda, rendendo la distinzione tra vittima e aggressore sfumata e carica di implicazioni morali e legali.
La condanna di Fang, giunta a distanza di tempo rispetto alle precedenti sentenze che hanno colpito altri membri del commando, conferma la determinazione della magistratura italiana nell’esporre e punire i crimini transnazionali che si infiltrano nel tessuto economico del paese, sottolineando la necessità di una cooperazione internazionale efficace per contrastare la criminalità organizzata che opera al di là dei confini nazionali.
La “Guerra delle Grucce”, lungi dall’essere un semplice caso di cronaca, si rivela un campanello d’allarme sulla fragilità dei sistemi economici e sulla vulnerabilità dei legami internazionali, un monito a vigilare costantemente e a rafforzare i meccanismi di controllo e prevenzione.

