Liberato Al Salah: Irregolarità e Prove Dubbie, Riapre il Dibattito

Rahed Al Salahat, 48 anni, figura legata all’Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese, ha ottenuto la sua liberazione dal carcere grazie a una decisione del tribunale del riesame di Genova.

L’uomo, arrestato a Firenze il 27 dicembre 2023 nell’ambito di un’indagine della DDA genovese che mira a tracciare i flussi finanziari verso Hamas, vede così riaprirsi la possibilità di muovere liberamente.

Il ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Samuele Zucchini, ha evidenziato irregolarità procedurali e interpretative nell’ordinanza cautelare e nelle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, ponendo in discussione la validità delle prove a suo carico.
Le criticità riscontrate dall’avvocato Zucchini ruotano attorno a una serie di equivoci e incomprensioni derivanti dall’interpretazione delle conversazioni intercettate.
Nomi sono stati erroneamente associati a figure di spicco di Hamas, quando in realtà si riferivano a collaboratori di Al Salahat impegnati in attività di giornalismo e informazione sulla crisi umanitaria di Gaza.

Un episodio particolarmente significativo riguarda una conversazione dell’11 settembre 2023, in cui un presunto referente europeo di Hamas, Majer Al Zeer, sembra interrogare Al Salahat sulla volontà di informare direttamente Abu Al Abed, soprannome di Ismail Haniyeh, capo di Hamas deceduto due mesi prima.
L’avvocato sostiene che l’interpretazione di questo episodio si basi su un errore di trascrizione: il nome pronunciato al telefono non era quello di Abu Al Abed, bensì un altro, ancora da identificare con certezza.

Un aspetto cruciale emerso nel corso del Riesame riguarda l’ammissibilità di prove derivanti da fonti di intelligence israeliane.

L’avvocato Zucchini ha dichiarato che, a suo avviso, queste informazioni non potranno essere utilizzate nel processo.

Questa affermazione sottolinea un principio fondamentale di diritto processuale italiano: la protezione dei diritti dei cittadini nei confronti di intrusioni da parte di servizi segreti stranieri.
L’utilizzo di materiale di intelligence proveniente da paesi terzi, e in particolare da Israele, solleva questioni di sovranità nazionale e di rispetto dei diritti fondamentali.

Il processo italiano non può essere contaminato da informazioni ottenute attraverso canali non trasparenti e potenzialmente inaffidabili.
Infine, la difesa contesta l’accusa di Al Salahat di aver ricoperto un ruolo apicale all’interno del PEC (Conferenza dei Palestinesi in Europa), sostenendo che tale affermazione non è supportata da prove concrete.

La liberazione di Al Salahat, pur essendo un atto giuridico specifico, apre un dibattito più ampio sulla trasparenza delle indagini, la validità delle prove e il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini coinvolti in procedimenti giudiziari complessi e sensibili.

Il caso solleva interrogativi cruciali sull’equilibrio tra la necessità di contrastare il terrorismo e la salvaguardia dei principi fondamentali del diritto.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap