Affreschi di Lippo Vanni: Siena riscopre un tesoro medievale.

Riapre al pubblico, dopo un lungo e complesso intervento di restauro, un ciclo di affreschi di inestimabile valore storico-artistico, testimonianza tangibile di un fervore spirituale e di una stagione pittorica cruciale per Siena.

Situato all’interno del complesso museale di Santa Maria della Scala, un tempo cuore pulsante dell’assistenza e della cura, il ciclo pittorico, ad opera, con grande probabilità, di Lippo Vanni, risale ai primi anni Quaranta del Trecento e illumina ora l’accesso alla storica sede della Società di Esecutori di pie disposizioni, istituzione che ne ha promosso e realizzato il recupero.

La scoperta, avvenuta quasi per caso nel 1999 durante i lavori di riqualificazione diretti dall’architetto Guido Canali, celava al di sotto di strati di imbiancatura a calce frammenti di un universo narrativo inedito: ‘Storie di monaci ed eremiti’.

La loro ambientazione si radica nel paesaggio aspro e spiritualmente carico del deserto di Tebe, in Egitto, un luogo di ascesi e contemplazione che, nel Medioevo, esercitò un’influenza profonda sull’immaginario occidentale.
L’iniziale frammentarietà della visione fu poi superata con la rimozione di un controsoffitto, rivelando una porzione più ampia degli affreschi e, successivamente, con la pubblicazione preliminare di Alessandro Bagnoli (2001), che documentò le prime fasi di questa emozionante rivelazione.

Tuttavia, la completa liberazione dalla patina del tempo e l’esecuzione del restauro vero e proprio si sono concretizzate solo di recente, grazie all’importante sostegno finanziario offerto da Robert Cope, presidente della Fondazione Vaseppi, un gesto che testimonia l’impegno verso la salvaguardia del patrimonio culturale.
Le scene raffigurate narrano episodi salienti della vita quotidiana degli eremiti, intrecciando la loro esistenza con le vite esemplari dei primi Santi Padri, figure esemplari come San Paolo Eremita, l’instancabile Sant’Antonio Abate e il colto San Girolamo, ognuno testimone di una fede profonda e di una ricerca interiore che trascendeva le convenzioni del proprio tempo.

L’uso prevalente del monocromo in ocra rossa conferisce alle figure una solennità e un’aura di ieraticità, esaltando la spiritualità del tema e richiamando l’atmosfera austera e contemplativa del deserto.
L’opera, restituita ora alla collettività, non rappresenta solo un prezioso contributo alla conoscenza dell’arte trecentesca senese, ma anche un’occasione per riflettere sul significato dell’ascesi, della solitudine e della ricerca interiore in un’epoca segnata da profonde trasformazioni sociali e spirituali.

Il restauro, che si conclude con la presentazione ufficiale del 6 novembre, segna un capitolo fondamentale nella storia del complesso museale di Santa Maria della Scala e della città di Siena, perpetuando la memoria di un’epoca di fervore religioso e di straordinaria creatività artistica.

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