Ricevere il riconoscimento accademico di una laurea magistrale *honoris causa* in Pratiche, Linguaggi e Culture della Comunicazione rappresenta un momento di profonda commozione e riflessione.
Questa onorificenza suggella un viaggio che ho intrapreso da giovane, animato dalla ferma convinzione che la danza, intesa come espressione artistica universale, debba trascendere i confini dell’elitismo e divenire un patrimonio accessibile a tutti.
A ventuno anni, il mio percorso era appena agli albori, ma la visione era chiara: abbattere le barriere che spesso separano l’arte dalla vita quotidiana, rendendola parte integrante del tessuto sociale.
Nel corso degli anni, questa aspirazione si è concretizzata attraverso iniziative significative, come le apparizioni televisive volte a sensibilizzare il pubblico, e la “Festa della Danza” che, anno dopo anno, porta a Milano eventi gratuiti, offrendo a migliaia di persone l’opportunità di entrare in contatto con la bellezza e la magia della danza.
Questa laurea, dunque, non è solo un riconoscimento del mio lavoro, ma soprattutto una celebrazione dell’impegno costante per democratizzare l’accesso alla cultura.
Attraverso la mia fondazione, abbiamo avviato un progetto ambizioso: portare la danza direttamente nelle scuole, partendo da dieci istituti milanesi.
Si tratta di corsi settimanali, pensati per quei ragazzi che, per ragioni economiche o geografiche, altrimenti non avrebbero l’opportunità di avvicinarsi a questa forma d’arte.
La danza non è solo movimento e grazia; è un potente strumento di crescita personale e sociale.
Insegna a conoscere e rispettare il proprio corpo, a orientarsi nello spazio, a sviluppare relazioni interpersonali sane e a interiorizzare valori fondamentali come la disciplina, l’impegno e la perseveranza.
È innegabile che la danza classica, con le sue rigorose selezioni e il suo percorso formativo impegnativo, possa apparire distante e inaccessibile.
Tuttavia, proprio questa sfida intrinseca ne fa un’esperienza straordinaria, un vero e proprio viaggio interiore.
Il percorso, più che la meta, è ciò che conta: il costante superamento dei propri limiti, la dedizione alla pratica, la ricerca della perfezione.
In un’epoca dominata dalla virtualità e dalla passività, i giovani hanno bisogno di un’attività fisica che li riconnetti con se stessi, con le proprie emozioni, con la fisicità del corpo e con la potenza espressiva della musica.
La danza offre proprio questo: un’esperienza completa, che nutre il corpo e lo spirito, e che lascia un segno indelebile nella vita di chi la pratica.

