La pubblicazione tedesca integrale del *Giornale di guerra e di prigionia* di Carlo Emilio Gadda, intitolato *Im grausamen Pandämonium der Geschichte.
Tagebuch aus Krieg und Gefangenschaft (1915-1919)*, ad opera della casa editrice berlinese Matthes e Seitz – Friedenauer Presse, rappresenta un evento di notevole significato nel panorama culturale.
L’opera sarà presentata al pubblico il 9 settembre presso il Gabinetto Vieusseux di Firenze, in un incontro destinato a illuminare aspetti cruciali dell’intellettuale e dello scrittore.
L’evento vedrà la partecipazione di figure di spicco nel campo degli studi gaddiani: Paola Italia, riconosciuta come la più autorevole studiosa dell’opera di Gadda e curatrice delle sue edizioni Adelphi; Katharina List, traduttrice e studiosa dell’Università di Eichstätt, che ha curato la traduzione tedesca; e Arnaldo Liberati, custode erede del prezioso fondo archivistico dello scrittore.
La presenza di Liberati, custode di una memoria letteraria fondamentale, aggiunge un ulteriore livello di significato all’incontro.
Il *Giornale* si apre con l’impegno volontario di Carlo Emilio Gadda nella Grande Guerra, animato da un patriottismo complesso, permeato di una visione critica nei confronti del predominio germanico.
Tuttavia, l’ideale di dovere e la fiducia nel rigore tecnico di un futuro ingegnere si infrangono violentemente contro la cruda realtà del conflitto, un teatro di assurdità e inefficienza dove l’eroismo si rivela un miraggio.
Il diario, con la sua prosa corrosiva e analitica, dipinge un affresco impietoso della vita al fronte, sulle montagne aspre e inospitali.
Gadda non risparmia critiche feroci all’incompetenza dei vertici militari, alla scarsa qualità degli equipaggiamenti e alla mediocrità generale delle risorse umane.
Attraverso una lente di osservazione acuta e disincantata, lo scrittore smaschera la codardia e l’opportunismo, delineando al contempo un profilo, a tratti ambiguo, del popolo italiano, flagellato dalla guerra.
Al di là delle denunce, emerge un conflitto interiore profondo, una battaglia incessante contro la propria sensibilità eccessiva, percepita come un ostacolo insormontabile nei rapporti umani.
La prigionia, conseguente alla battaglia di Caporetto, amplifica le sofferenze fisiche e morali.
La fame, il freddo, la desolazione diventano compagni costanti.
Eppure, in questo scenario di privazioni, germogliano i primi semi della sua futura arte.
Lo studio intensivo della lingua tedesca, la capacità di osservazione penetrante, la sperimentazione linguistica audace e un’emotività impetuosa si fondono, generando un documento di inestimabile valore.
Il *Giornale* non è solo una testimonianza storica, ma anche l’atto di nascita di uno dei più grandi scrittori italiani del Novecento, un’occasione unica per addentrarsi nella genesi del suo genio letterario e comprendere le radici della sua straordinaria capacità di trasformare la sofferenza in arte.
L’opera si rivela un’autentica chiave di lettura per decifrare la complessità dell’animo umano, ferito dalla guerra e alla ricerca di un significato.

