Gae Aulenti e la Toscana: un dialogo architettonico inedito.

La mostra “La modernità si può costruire altrimenti”, aperta a Palazzo Medici Riccardi a Firenze, offre uno sguardo inedito sul complesso e profondo legame tra l’architetto Gae Aulenti e il territorio toscano, un rapporto che si estende dagli anni ’60 fino agli anni ’90 e che rivela una visione architettonica singolare e profondamente radicata nel contesto.

Curata da Emanuela Ferretti e Silvia Moretti, l’esposizione non si limita a presentare progetti, ma intende svelare l’approccio peculiare di Aulenti, un equilibrio delicato tra innovazione formale e rispetto per la tradizione, un’architettura che dialoga attivamente con il paesaggio e la cultura locale.

La mostra si articola in otto nuclei tematici, un percorso che attraverso disegni originali dell’Archivio Gae Aulenti, fotografie d’epoca, plastici realizzati ad hoc e narrazioni digitali, realizzate in collaborazione con gli studenti del Master Museo Italia (Mmi) e della Scuola di Architettura dell’Università di Firenze, ricostruisce le tappe fondamentali di questa relazione.

Si parte dalle prime esperienze, commissionate dalla famiglia Pucci, per poi arrivare alla riprogettazione dell’ingresso della stazione di Santa Maria Novella dal binario 16, intervento che testimonia l’abilità di Aulenti nel gestire spazi pubblici complessi, coniugando funzionalità ed estetica.

Il rapporto con il territorio toscano fu anche fertile terreno per collaborazioni industriali cruciali.

La stretta sinergia con aziende come Poltronova e Martinelli Luce portò alla creazione di icone del design come la sedia Sgarsul e la lampada Pipistrello, oggetti che trascendono la loro funzione primaria per divenire simboli di un’epoca e di un modo di intendere l’abitare.

L’esposizione non si limita a illustrare i progetti più noti, ma approfondisce aspetti meno esplorati, come la riconfigurazione dell’altana di Palazzo Pucci e la riprogettazione del giardino della villa di Granaiolo a Castelfiorentino, interventi che evidenziano la sensibilità di Aulenti per il dettaglio e la capacità di creare ambienti raffinati e funzionali.
Si fa luce anche sulla collaborazione con Luca Ronconi per scenografie teatrali a Prato e sulla partecipazione a concorsi prestigiosi, come quelli per la Nuova uscita degli Uffizi e per il Museo dell’Opera del Duomo, testimonianze di una ricerca costante e di una volontà di sperimentare.
Particolarmente significativa è la sua presidenza della giuria del concorso per la Stazione AV di Firenze, vinto da Norman Foster, un ruolo che riflette la sua influenza nel panorama architettonico italiano.

Come sottolinea Valentina Zucchi, curatrice del museo di Palazzo Medici Riccardi, la mostra mette in luce una rete intricata di relazioni e legami che Gae Aulenti ha sapientemente tessuto con il territorio, un’eredità che va oltre l’impatto visivo delle sue opere.
L’iniziativa, promossa da Fondazione Architetti Firenze, Mmi e Archivio Gae Aulenti, con il supporto di Città Metropolitana, Fondazione Cambiano e Fondazione Muse, si pone come momento di riflessione collettiva sull’architettura, invitando a un dialogo aperto e partecipato.
Un’appendice espositiva, dal 4 ottobre presso il Cambio a Castelfiorentino, approfondirà ulteriormente l’opera di Aulenti nel comune valdelsano, focalizzandosi sul tema della residenza e offrendo una chiave di lettura più intima e personale del suo contributo architettonico.

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