Il dinamismo, la traslazione, il flusso incessante: questi i concetti cardine che animano la visione creativa di Hed Mayner, stilista israeliano di adozione parigina, ospite di rilievo alla 109ª edizione di Pitti Uomo.
La scelta della Palazzina Reale, affacciata sulla stazione di Santa Maria Novella, non è casuale; l’architettura monumentale, sospesa tra l’incessante viavai ferroviario e la frenesia urbana, incarna perfettamente l’essenza del suo lavoro.
Un palcoscenico di marmo e parquet che amplifica il messaggio di una collezione ibrida, un dialogo continuo tra rigore sartoriale e sperimentazione audace.
Mayner, formatosi all’Institut Français de la Mode ma nutrito da una passione per la moda che affonda le radici in un’infanzia artisticamente stimolata (una madre pittrice e un padre fabbro), presenta un universo di abiti concepiti non come semplici indumenti, ma come “architetture da indossare”.
La sfilata segna un’ulteriore espansione della linea femminile, elemento sempre più centrale nel suo percorso creativo, che si concretizza in un’offerta di capi che trascendono i confini tradizionali di genere.
La collezione si rivela un’esplorazione del corpo in movimento, una rielaborazione del linguaggio corporeo attraverso forme inaspettate e volumi decostruiti.
La costruzione delle spalle assume un ruolo quasi scultoreo, un elemento di forza e impatto che definisce l’identità estetica di Mayner.
La sua visione si distacca dalle convenzioni del tailoring, proponendo silhouette audaci, spesso a “uovo”, dove pannelli sovrapposti e intrecciati generano volumetrie sorprendenti.
Giacche e cappotti presentano spalle enfatizzate, a volte volutamente sproporzionate, contrastate da una vita stretta e sinuosa.
I tessuti preferiti spaziano dalla flanella, simbolo di comfort e tradizione, al pied de poule, reinterpretato in chiave contemporanea.
Lampi di paillettes, applicati con maestria, conferiscono luce e dinamismo all’ensemble, evocando un senso di festa e ribellione.
I leggings di paillettes argentate, indossati sotto gonne e pantaloni, incarnano l’approccio eclettico e genderless dello stilista.
La collaborazione con Reebok, sigillo di un’estetica contemporanea e performativa, si traduce in una riedizione di modelli d’archivio, affiancati da mocassini classici e stivaletti country in pelle invecchiata, completando un guardaroba che celebra l’individualità e la libertà di espressione.
L’autunno/inverno 2026/27 si preannuncia dunque come un inno al movimento, alla trasformazione e alla ricerca di un nuovo equilibrio tra forma, funzione e emozione, un manifesto stilistico che invita a superare i confini e a reinventare il concetto stesso di abbigliamento.








