Il panorama della filatura italiana si prospetta complesso e sfidante nel 2025, proiettando ombre sull’eredità di un settore cruciale per il tessuto industriale nazionale.
Le previsioni, elaborate sulla base delle analisi di Confindustria Moda, delineano una prosecuzione del trend negativo già riscontrato negli ultimi due anni, con implicazioni significative per l’economia e l’occupazione.
Il fatturato complessivo del comparto filatura è stimato in una diminuzione del 4,1%, traducendosi in un valore di circa 2,5 miliardi di euro.
Questa contrazione non si limita a una specifica nicchia produttiva, ma impatta in maniera diffusa su tutte le filature, con l’eccezione, degna di nota, della filatura di lino, che segna una performance in controtendenza, probabilmente grazie a una crescente domanda di materiali naturali e sostenibili.
L’andamento del commercio estero riflette un quadro altrettanto preoccupante.
L’export, elemento vitale per la filatura italiana, è previsto in calo del -5,4%, portando il valore totale delle vendite all’estero a 744 milioni di euro.
Questo declino, sebbene significativo, è in parte mitigato da una contrazione ancora più marcata delle importazioni, registrando un decremento del -7,9% e attestandosi a 721 milioni di euro.
Questa dinamica, pur favorendo una riduzione del deficit commerciale, non risolve le problematiche strutturali del settore.
Il mercato interno, storicamente un punto di riferimento per la filatura italiana, mostra segni di cedimento, con una contrazione attesa al -5,6%.
Tale performance è sintomatica di una generale contrazione della domanda di prodotti tessili e di un cambiamento nelle abitudini di consumo, accentuato da fattori economici globali e dalla crescente concorrenza di produttori esteri.
L’occupazione, barometro sensibile delle condizioni economiche, risente del quadro congiunturale sfavorevole.
Un’indagine di Confindustria Moda, condotta su un campione rappresentativo di aziende associate, rivela che la maggior parte delle filature prevede di chiudere il 2025 con un numero di addetti sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente.
Tuttavia, una fetta non trascurabile di imprese (circa il 21%) si attesta su una riduzione degli occupati, segnale di un potenziale impatto negativo sulla stabilità lavorativa e sulla tenuta sociale del settore.
Queste proiezioni, presentate in vista dell’importante evento Pitti Filati, che si terrà a Firenze, sottolineano la necessità di affrontare con urgenza le sfide che gravano sulla filatura italiana.
È imperativo individuare strategie innovative per rilanciare la competitività del settore, promuovere la sostenibilità ambientale, favorire l’innovazione tecnologica e sostenere l’occupazione, preservando il know-how artigianale e l’eccellenza del Made in Italy.
La capacità di adattamento e la proattività delle imprese saranno cruciali per superare questo momento di transizione e per garantire un futuro sostenibile per la filatura italiana.







