La Toscana, regione all’avanguardia nell’attenzione al benessere psicologico dei suoi cittadini, si trova di fronte a una paradossale contraddizione.
L’introduzione di una legislazione pionieristica a favore della figura dello psicologo di assistenza primaria, un segnale di progresso e di sensibilità verso le problematiche emotive, convive con un dato allarmante: un consumo di psicofarmaci significativamente superiore alla media nazionale, una tendenza che la vede spesso in cima alle classifiche negative.
Questa discrepanza, recentemente evidenziata dal rapporto Aifa Asmed 2024, desta particolare preoccupazione per quanto riguarda la popolazione più vulnerabile: i minori.
Valentina Albertini, presidente della Fondazione dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, sottolinea con lucidità che questo primato non è motivo di orgoglio, ma piuttosto un campanello d’allarme sulla tenuta e sull’efficacia del sistema di supporto e cura regionale.
L’incremento esponenziale, attestatosi al 27% in un solo anno, nell’utilizzo di farmaci per l’ADHD e l’aumento della prescrizione di antidepressivi tra gli adolescenti, pur indicando un miglioramento nella capacità diagnostica e quindi nell’intervento terapeutico, solleva il sospetto di un potenziale iper-diagnosi e di una medicalizzazione eccessiva di condizioni emotive complesse.
La dipendenza dalla soluzione farmacologica, per Albertini, non è una risposta adeguata alla crescente domanda di supporto psicologico.
Per riorientare le strategie e promuovere un approccio più olistico e preventivo, è necessario un intervento complesso e articolato, che agisca su più livelli.
La prevenzione primaria, basata sulle evidenze scientifiche, emerge come elemento cruciale.
La ricerca neuro-evolutiva conferma l’importanza cardine dei primi mille giorni di vita, dal concepimento, per la formazione di un solido senso di sicurezza e di resilienza.
Investire in questo arco temporale significa gettare le basi per un futuro psicologico più sano, fornendo ai bambini gli strumenti necessari per affrontare le sfide emotive che inevitabilmente si presenteranno.
Questo implica un impegno finanziario strutturale a favore dell’assunzione di psicologi e psicoterapeuti all’interno dei servizi sanitari regionali, con particolare attenzione a quelli dedicati all’infanzia e all’adolescenza.
L’obiettivo è offrire percorsi di cura multidisciplinari fin dalla più tenera età, integrando interventi psicologici con il supporto di altri professionisti (pediatri, logopedisti, educatori, ecc.
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In una prospettiva più immediata, si propone la creazione di un sistema di convenzioni strutturate tra il servizio sanitario regionale e i professionisti privati accreditati, ampliando così l’offerta di servizi psicologici e psicoterapeutici accessibili a tutti i cittadini toscani.
Questa sinergia pubblico-privato permetterebbe di alleggerire il carico sul sistema pubblico e di garantire una risposta più tempestiva e personalizzata ai bisogni emotivi della popolazione.
In definitiva, la sfida per la Toscana non è solo quella di ridurre il consumo di psicofarmaci, ma di costruire un sistema di cura più umano, più efficace e più orientato alla prevenzione, che metta al centro il benessere psicologico di ogni individuo, con particolare attenzione ai bambini e agli adolescenti, custodi del futuro della regione.
È necessario un cambio di paradigma, che ponga l’intervento psicologico precoce e personalizzato come pilastro fondamentale della salute pubblica.

