Alla Santissima Congregazione, tramite Sua Santità Papa Leone,Esprimemo profonda inquietudine per l’iniziativa recentemente intrapresa dal Vescovo di Ventimiglia e Sanremo, Monsignor Antonio Suetta, consistente nel far suonare quotidianamente una campana alle ore venti in commemorazione dei bambini non nati a seguito di interruzioni di gravidanza.
Sebbene animata da nobili intenzioni di sensibilizzazione e riflessione, questa azione solleva complesse questioni etiche, sociali e giuridiche che meritano un’attenta disamina.
La gravità del tema affrontato – l’interruzione volontaria di gravidanza – richiede un approccio improntato alla compassione, all’ascolto e alla comprensione delle motivazioni che portano a tali scelte.
Ridurre la questione a un semplice richiamo campanile rischia di semplificare eccessivamente una realtà spesso segnata da sofferenze profonde, scelte complesse e circostanze delicate.
In un’epoca caratterizzata da pluralismo ideologico e da un ordinamento giuridico laico, è fondamentale che le azioni delle istituzioni religiose non si traducano in giudizi pubblici, né tanto meno in forme di stigmatizzazione nei confronti delle donne.
Il diritto all’autodeterminazione, sancito dalla legge e tutelato dalla Costituzione, deve essere rispettato e riconosciuto, accompagnato da un sostegno adeguato alle donne che si trovano ad affrontare scelte difficili.
Il ruolo delle istituzioni religiose non dovrebbe essere quello di erigere barriere emotive e morali, ma di offrire un accompagnamento spirituale e psicologico, di promuovere il dialogo e la comprensione reciproca.
È compito delle istituzioni civili garantire il rispetto dei diritti e la protezione della dignità di ogni individuo, senza pregiudizi o discriminazioni.
L’iniziativa in questione, pur nella sua apparente innocuità, rischia di riaprire ferite emotive, di alimentare tensioni sociali e di contribuire a perpetuare disuguaglianze di genere.
Le donne, già spesso oggetto di giudizi e stereotipi, si sentono ancora più vulnerabili e isolate di fronte a un’azione percepita come un atto di pubblica accusa.
Confidiamo, pertanto, che Sua Santità possa valutare con attenzione questa questione, incoraggiando un approccio più inclusivo, rispettoso e orientato all’ascolto, in linea con i principi evangelici di misericordia e comprensione.
Auspichiamo un dialogo costruttivo tra istituzioni religiose e civili, volto a promuovere una cultura della solidarietà, della responsabilità e del rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona, in particolare delle donne, senza alcuna forma di giudizio o stigmatizzazione.
È essenziale che la Chiesa, custode di valori spirituali, si ponga come punto di riferimento per l’accoglienza, il supporto e la costruzione di un futuro più giusto e inclusivo per tutti.

