Il secondo fine settimana di controesodo si palesa con un’intensità che mette a dura prova la viabilità di confine e delle arterie liguri.
Un fiume inarrestabile di veicoli, diretto verso l’Italia, si riversa sull’autostrada A10, generando una coda di circa sei chilometri, un serpentello metallico che si estende dal confine francese fino alla Barriera autostradale di Ventimiglia.
Ma il fenomeno, lungi dall’essere un’emergenza locale, si avvia già da Mentone, preludio di un’affluenza costante e significativa.
Parallelamente, la direzione opposta, quella che da Bordighera conduce verso il confine, non è risparmiata: incolonnamenti di due chilometri rendono difficoltosa la circolazione anche per chi intende lasciare il territorio italiano.
Questo scenario simmetrico evidenzia una pressione esercitata su entrambi i flussi, amplificata dalla concentrazione di traffico durante questo periodo di rientro dalle vacanze.
La congestione non si limita alla A10.
Si estende ad altre infrastrutture strategiche, come l’autostrada A26, che collega Genova al Piemonte.
Code rilevanti si segnalano nel tratto compreso tra il bivio A26/A10 e Masone, e in quello che porta da Ovada al bivio A26/A10, indicando un quadro generale di sovraccarico sulla rete autostradale.
Nella A10, in particolare, rallentamenti significativi sono causati da un traffico intenso che grava sul tratto compreso tra Arenzano e il cruciale bivio A10/A26.
Questo punto, nodo di collegamento tra diverse arterie, risulta particolarmente vulnerabile all’accumulo di veicoli, accentuando i tempi di percorrenza e generando frustrazione per gli automobilisti.
L’emergenza si configura non solo come un problema di capacità infrastrutturale, ma anche come una sfida di gestione dei flussi.
La concentrazione di viaggiatori, unita alla necessità di affrontare controlli doganali e ad eventuali imprevisti lungo il percorso, contribuisce ad amplificare l’effetto delle code.
La situazione, in definitiva, riflette una dinamica complessa, in cui la domanda di mobilità si scontra con i limiti fisici della rete, richiedendo strategie di mitigazione, come l’ottimizzazione dei flussi, la diversificazione delle modalità di trasporto e l’informazione tempestiva agli utenti, per rendere più scorrevole e meno stressante il ritorno alla quotidianità.