Custodia cautelare confermata: difesa chiede perizia psichiatrica

La vicenda che ha scosso la comunità scolastica e cittadina della Spezia, culminata con la tragica perdita di Abanoub Youssef, ha visto il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) confermare la custodia cautelare in carcere nei confronti di Zouhair Atif, il giovane di 19 anni accusato di aver inferto il colpo mortale all’interno dell’Istituto Professionale Domenico Chiodo.

L’annuncio è stato rilasciato dall’avvocato Cesare Baldini, difensore di Atif, a seguito dell’udienza preliminare svoltasi presso il carcere ligure.
La difesa ha insistito sulla percezione di minaccia avvertita dal suo assistito, negando categoricamente la presenza di precedenti episodi di intimidazione con armi da taglio.
L’avvocato Baldini ha tracciato un profilo psicologico complesso, suggerendo una profonda fragilità emotiva e un vissuto traumatico.
Il racconto del giovane, ricostruito attraverso il suo legale, rivela un percorso segnato da separazioni e abbandoni: un’infanzia trascorsa in Marocco fino all’età di quindici anni, un ritorno in Italia in epoca pre-Covid, un nuovo allontanamento durante la pandemia e un successivo reinserimento nel tessuto sociale spezzino.

Questa frammentazione esistenziale, questa costante transizione, hanno contribuito a creare un senso di isolamento e solitudine.
La mancanza di relazioni significative e la difficoltà nell’integrazione sociale emergono come elementi chiave per comprendere la dinamica che ha portato al tragico evento.

Il passato di autolesionismo, menzionato dalla difesa, getta ulteriore luce sulla vulnerabilità psicologica del giovane, alimentando il sospetto di una condizione di profonda sofferenza interiore.

In questo contesto, la richiesta di una perizia psichiatrica si configura come un passaggio cruciale per accertare la capacità di intendere e di volere di Atif al momento dei fatti e per valutare la presenza di eventuali patologie psichiatriche che potrebbero aver influito sul suo comportamento.

Un’analisi approfondita della sua condizione mentale è essenziale non solo per comprendere le motivazioni alla base del gesto, ma anche per individuare le strategie di intervento più adeguate, al fine di evitare che simili eventi si ripetano.

Paradossalmente, la decisione di mantenere la custodia cautelare in carcere, secondo la difesa, rappresenta al momento la soluzione più efficace per proteggere lo stesso Zouhair Atif dalle conseguenze del suo gesto e da possibili ripercussioni all’interno del contesto carcerario, garantendo al contempo la possibilità di una valutazione clinica e di un percorso di riabilitazione nel lungo termine.

La vicenda, dunque, si apre a una fase di indagine psichiatrica che potrebbe ridefinire l’intero quadro accusatorio e le prospettive di giustizia per tutti i soggetti coinvolti.

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