Diga di Genova: Ritardi, Opacità e Polemiche Sull’Opera Cruciale

La realizzazione della nuova diga foranea di Genova, infrastruttura cruciale per la sicurezza portuale e lo sviluppo economico del territorio, è al centro di una crescente preoccupazione, alimentata da ritardi significativi e da una gestione che solleva interrogativi sulla trasparenza e l’efficacia delle decisioni.

Le recenti vicende, culminate nell’attribuzione della delega all’assessore regionale alle Infrastrutture, Giacomo Giampedrone, appaiono più come un’operazione di bilanciamento politico interno che come un vero tentativo di sbloccare un’opera strategica, come sottolineato da Simone D’Angelo.

La situazione attuale è gravata da un congiunto silenzio da parte del commissario Bucci, percepito come un elemento di complicità in una gestione opaca che penalizza l’interesse pubblico.
La fase B del progetto, essenziale per il completamento della diga, è attualmente sospesa a seguito di un ricorso presentato al Tar, congelando di fatto l’aggiudicazione e impedendo l’avvio dei lavori.

Questo stallo, unito alla carenza di informazioni chiare e accessibili, alimenta un clima di incertezza e frustrazione tra gli attori coinvolti e la comunità locale.

Un aspetto particolarmente critico riguarda la mancanza di divulgazione completa e dettagliata dei risultati dei campi prova relativi alla fase A.
Questi dati, che dovrebbero fornire una base solida per valutare la sicurezza, i tempi e le scelte progettuali complessive, sono stati finora gestiti con una scarsa trasparenza.
La reticenza a rendere pubblici questi elementi fondamentali alimenta sospetti e solleva dubbi sulla correttezza e l’affidabilità dell’intero processo.
La decisione di modificare radicalmente l’assetto dei ruoli, trasferendo la funzione di stazione appaltante dall’Autorità di Sistema Portuale alla Regione Liguria, pur presentata come un tentativo di superare gli ostacoli relativi alla Fase B, ha generato ulteriori confusione e incertezze procedurali.
Questa riorganizzazione, che coinvolge Commissario Straordinario, Autorità di Sistema e Regione in un intricato sistema di competenze, rischia di complicare ulteriormente il processo decisionale e di allungare i tempi di realizzazione.
L’attribuzione della delega a Giampedrone non è percepita come un segnale di svolta, ma piuttosto come un palliativo volto a mantenere l’equilibrio interno di una maggioranza regionale in difficoltà.
La priorità dovrebbe essere quella di garantire la ripresa dei lavori, attraverso una gestione trasparente, una comunicazione aperta e un impegno concreto per risolvere le problematiche che hanno finora bloccato l’opera.
È imperativo che le istituzioni coinvolte si assumano la responsabilità di fornire risposte chiare e tempestive alla comunità, assicurando che la nuova diga foranea di Genova diventi finalmente una realtà tangibile e un motore di sviluppo per il territorio.

La fiducia pubblica, erosa da ritardi e opacità, necessita di essere riconquistata attraverso azioni concrete e un profondo cambiamento di approccio.

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