L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Genova ha portato alla luce un complesso sistema di finanziamenti illeciti a sostegno di Hamas, con un venticinque persone attualmente sotto indagine.
Al centro dell’operazione figura Mohammad Hannoun, presidente dell’associazione palestinese in Italia, a cui sono state applicate misure cautelari insieme a otto altri individui.
Le accuse, di natura gravissima, riguardano la raccolta e l’invio di ingenti somme di denaro destinate al finanziamento di un’organizzazione terroristica.
L’indagine, condotta congiuntamente dalla Divisione Investigativa della Polizia (Digos) e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, ha svelato una rete intricata che si estendeva attraverso diverse località italiane e collegamenti internazionali.
Secondo le prime ricostruzioni investigative, i fondi sarebbero stati raccolti sotto il falso pretesto di aiuti umanitari per la popolazione palestinese, ma sarebbero stati poi indirizzati a Hamas, gruppo estremista considerato terroristico da numerosi paesi e organizzazioni internazionali.
Le accuse non si limitano a Hannoun, ma coinvolgono anche membri della sua famiglia, inclusa la moglie e due figli.
Le indagini suggeriscono che i familiari avrebbero avuto consapevolezza della vera destinazione dei fondi raccolti e, in alcuni casi, avrebbero partecipato attivamente all’organizzazione logistica, gestendo contatti e trasportando denaro.
Questo elemento cruciale implica una responsabilità diffusa all’interno del nucleo familiare e solleva interrogativi sulla conoscenza e il consenso dei membri coinvolti.
I sette individui arrestati, due dei quali sono attualmente latitanti – uno presumibilmente in Turchia e l’altro a Gaza – attendono di essere ascoltati dalla giudice per le indagini preliminari (GIP) Silvia Carpanini.
Gli interrogatori di garanzia, previsti a partire da martedì, si svolgeranno in modalità di videoconferenza, ad eccezione di quello relativo a Mohammad Hannoun, attualmente detenuto nel carcere di Marassi.
Nel frattempo, gli avvocati di Hannoun si preparano a un primo incontro con il loro assistito per valutare la situazione legale e predisporre una strategia difensiva.
L’inchiesta, che si preannuncia complessa e di ampia portata, mira a ricostruire l’intero flusso di denaro, identificare tutti i soggetti coinvolti e accertare la natura e l’entità del supporto fornito a Hamas.
L’operazione segna un ulteriore passo avanti nella lotta al terrorismo internazionale e sottolinea l’importanza di una vigilanza costante e di una collaborazione transnazionale per contrastare le attività illecite.
Il caso solleva inoltre interrogativi significativi sulla governance delle associazioni di beneficenza e sulla necessità di rafforzare i controlli per prevenire abusi e deviazioni di fondi.







