A Genova, un’onda di speranza e impegno civile ha investito la città in occasione della Giornata Mondiale della Pace, raccogliendo quasi duemila partecipanti in un evento che ha fuso generazioni e culture.
La celebrazione, incentrata sulla riflessione e l’azione a favore di un futuro senza conflitti, si è articolata in un corteo solenne e in un momento di riflessione spirituale.
La marcia, che ha attraversato il cuore storico di Genova fino a Piazza San Lorenzo, ha rappresentato un potente simbolo di unità.
In prima fila, i bambini, custodi del futuro e portatori di un’innocenza da proteggere.
Dietro di loro, un mosaico umano composto da cittadini italiani e migranti, provenienti da ogni angolo della città, uniti da un unico, potente lamento: un elenco dei paesi dilaniati dalla guerra, un monito costante della fragilità del nostro mondo.
La presenza del Sindaco Silvia Salis ha sancito l’importanza dell’evento a livello istituzionale, sottolineando l’impegno della città per la promozione della pace.
Particolarmente toccante la partecipazione dei più anziani, trasportati a bordo di un piccolo trenino, che con canti e grida hanno espresso il loro profondo rifiuto della guerra, un eco di esperienze passate e una ferma volontà di non ripetere gli errori del passato.
La giornata, inaugurata da un concerto corale del coro delle voci bianche dell’Opera Carlo Felice, è stata permeata dalle parole del messaggio del Papa Leone XIV, interpretate da Andrea Chiappori, responsabile della Comunità di Sant’Egidio in Liguria.
Chiappori ha descritto il messaggio papale come un invito a ribaltare le narrazioni dominanti, a sfidare la mentalità bellicista che sembra permeare il panorama globale.
Ha evidenziato come, pur esistendo un numero significativo di persone disposte a impegnarsi per la pace, queste siano spesso paralizzate da un senso di impotenza.
La vera sfida, ha affermato, consiste nel rafforzare questo sentimento, iniziando con un disarmo profondo, non solo degli arsenali, ma soprattutto degli spiriti, attraverso l’amore, l’incontro e la capacità di dialogo costruttivo.
La testimonianza di Gabriella Bortolot, attiva in Sant’Egidio nel contesto post-conflitto della Repubblica Centrafricana, ha offerto una prospettiva concreta sull’importanza del supporto medico e sanitario come strumento di riconciliazione e ricostruzione.
Dalla lontana Ucraina, la voce di Olga Makar, giovane madre volontaria della Comunità, ha portato un messaggio di resilienza e speranza in un momento storico particolarmente drammatico.
Il vescovo Marco Tasca ha affrontato frontalmente la celebre, e paradossalmente amara, frase “Si vuole la pace, preparati alla guerra”, sottolineando come, pur descrivendo una realtà diffusa, essa rappresenti una prospettiva che va contestata attivamente.
“Dobbiamo innanzitutto preparare la pace,” ha affermato con convinzione, invertendo la logica distruttiva che alimenta le guerre.
La giornata si è conclusa con la celebrazione della Messa nella Cattedrale, presieduta dal Vescovo Tasca, in concomitanza con la solennità di Maria Santissima Madre di Dio e in occasione della 57° Giornata Mondiale della Pace, un richiamo alla riflessione, all’azione, a un impegno globale per un futuro di pace, giustizia, prosperità per tutti.

