L’ondata di opposizione al progetto di inceneritore in Val Bormida continua a crescere, concretizzandosi in una mobilitazione civica che ha già superato le 4.000 firme di supporto.
Questa risposta popolare, testimoniata da una raccolta firme capillare che combina piattaforme digitali e modulistica tradizionale, è il risultato di una crescente consapevolezza e preoccupazione all’interno della comunità savonese e oltre.
Il coordinamento dei comitati e delle associazioni che guidano l’iniziativa sottolinea come questo risultato, raggiunto in poco più di un mese, sia un indicatore inequivocabile di un sentimento diffuso e radicato: un netto rifiuto verso un impianto percepito come incompatibile con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e con la tutela del patrimonio ambientale e culturale del territorio.
L’infrastruttura, infatti, solleva interrogativi non solo in termini di impatto paesaggistico e sulla qualità dell’aria, ma anche in relazione a potenziali rischi per la salute pubblica e per le attività primarie, come l’agricoltura e l’apicoltura, fortemente legate alla reputazione di eccellenza dei prodotti locali.
La campagna di sensibilizzazione non si arresta qui.
Sono previste ulteriori assemblee pubbliche informative, destinate a raggiungere sia i comuni liguri della Val Bormida sia quelli piemontesi, dove le amministrazioni locali stanno valutando l’adozione di deliberazioni contrarie al progetto.
Questo sforzo mira a creare una rete di supporto transfrontaliera, riconoscendo che l’impatto dell’inceneritore non si limita a un singolo confine amministrativo.
In una prospettiva più ampia, il coordinamento sta estendendo la comunicazione anche alle principali realtà produttive delle aree di Langa e Monferrato, riconosciute a livello internazionale per la loro produzione agroalimentare di alta qualità.
L’obiettivo è informare gli operatori economici sulle possibili conseguenze della costruzione di un inceneritore al confine con il Piemonte, considerando il rischio di danni all’immagine dei prodotti DOP e IGP, oltre a potenziali impatti diretti sulle attività agricole e sulla filiera agroalimentare.
Si intende così stimolare un impegno attivo da parte del tessuto economico locale nella difesa del territorio e nella promozione di alternative sostenibili per la gestione dei rifiuti.
La lotta contro l’inceneritore si configura quindi come una battaglia per la salvaguardia del futuro, della salute e dell’identità di un intero territorio.

