Liguria al Coda: Criticità nei Servizi Sanitari e nei LEA

La Liguria si posiziona, con l’Abruzzo, in coda alla classifica nazionale per l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) nel settore della prevenzione, come evidenziato dall’analisi della Fondazione Gimbe relativa al 2023, ultimo anno con dati disponibili.

Il punteggio regionale si attesta a 54 su 100, un divario significativo rispetto ai leader, il Trentino-Alto Adige e il Veneto, che raggiungono i 94 punti, e distanziante anche dalla Sicilia, che registra un risultato di 49.

L’Emilia-Romagna, la Lombardia e la Toscana si contendono i gradini più alti del podio, seguiti da Piemonte e Umbria, mentre le altre regioni oscillano tra i risultati più incoraggianti e quelli di forte allarme.

Questa performance riflette una situazione di profonda vulnerabilità del sistema sanitario ligure, con implicazioni dirette sulla salute della popolazione.
Il dato, isolato, è già preoccupante, ma assume una connotazione ancora più critica se contestualizzato nel quadro nazionale.

L’analisi della Fondazione Gimbe non si limita a un mero esercizio statistico, ma mira a fornire un quadro chiaro delle debolezze strutturali e delle aree di miglioramento necessarie per garantire a tutti i cittadini l’accesso a servizi sanitari di qualità e adeguati.
Scendendo nel dettaglio, nel 2023 la Liguria ha totalizzato 219 punti su un punteggio medio nazionale di 226.
Un dato che, sebbene apparentemente vicino alla media, nasconde criticità profonde, soprattutto se valutato alla luce del nuovo Sistema di Garanzia (NSG) adottato dalla Fondazione Gimbe.
Secondo questa metodologia, la Liguria risulta “inadempiente” in tutte e tre le aree cruciali monitorate: prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera.

L’area distrettuale, fondamentale per la gestione delle cure primarie e la prevenzione di patologie croniche, si attesta a 85 punti, undici in meno rispetto al primato veneto.
Allo stesso modo, l’area ospedaliera mostra lacune significative, con un punteggio di 80, quindici punti inferiori alla Provincia Autonoma di Trento, leader in questo specifico ambito.
Questa discrepanza suggerisce difficoltà nell’organizzazione dei servizi, nella disponibilità di personale qualificato e nell’accesso alle tecnologie mediche più avanzate.

Le implicazioni di questa situazione sono molteplici.
Un sistema di prevenzione carente si traduce in un aumento della prevalenza di malattie croniche, un incremento dei costi sanitari complessivi e una diminuzione della qualità della vita per i cittadini.

La carenza di servizi distrettuali e ospedalieri può comportare ritardi nella diagnosi e nel trattamento, con conseguenze negative sulla prognosi e sull’esito delle terapie.

È imperativo che la Regione Liguria prenda atto di questi dati con la massima serietà e adotti misure correttive urgenti e mirate.
Un approccio integrato, che coinvolga tutti gli attori del sistema sanitario, è essenziale per affrontare le sfide esistenti e costruire un futuro più sano e resiliente per la comunità ligure.

Questo richiede non solo investimenti economici, ma anche una revisione dei processi organizzativi, una valorizzazione del capitale umano e un rafforzamento della collaborazione tra i diversi livelli di assistenza.
La salute dei cittadini non è un optional, ma un diritto costituzionale che richiede un impegno costante e determinato da parte di tutti.

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