Morandi: Galatà e le responsabilità manageriali al centro del processo

La vicenda del crollo del Ponte Morandi, tragedia che ha segnato profondamente il panorama italiano, si concentra ora sulle responsabilità manageriali che hanno contribuito alla catastrofe.
Al centro dell’analisi del pubblico ministero Marco Airoldi, durante la requisitoria, emerge la figura di Antonino Galatà, ex amministratore delegato di Spea Engineering, società incaricata del monitoraggio del viadotto.

La sua testimonianza, illuminata dall’esperienza pregressa maturata all’interno di Autostrade per l’Italia (Aspi), rivela una consapevolezza lucida, seppur apparentemente passiva, delle criticità strutturali del ponte.
Galatà, in precedenza diretto di tronco e poi direttore di esercizio all’interno di Aspi, non era estraneo alle dinamiche di controllo delle infrastrutture autostradali.
La sua esperienza precedente aveva fatto emergere pratiche di sorveglianza parziale, con omissioni significative come l’assenza di ispezioni all’interno dei cassoni del viadotto.
Era a conoscenza, inoltre, della necessità di interventi preventivi, desumibile dai diversi progetti di manutenzione precedentemente elaborati.

Un elemento cruciale nel quadro ricostruttivo è rappresentato dall’evoluzione delle convenzioni autostradali.
A partire dal 2007, con l’introduzione della Convenzione Unica, i finanziamenti destinati a Spea Engineering subirono una drastica riduzione.

L’accusa sottolinea come Galatà, pur consapevole della insufficienza di tali risorse per garantire una sorveglianza adeguata, abbia scelto di operare all’interno di un sistema che lo vedeva privo di margini di manovra e restio a sollevare obiezioni nei confronti di Aspi.
Questa acquiescenza, secondo il pm, si configura come una forma di omissione in grado di aver contribuito all’aggravarsi della situazione.
Il pubblico ministero evidenzia che, in virtù delle sue competenze e del suo ruolo, Galatà avrebbe dovuto intraprendere un’azione più proattiva, negoziando condizioni contrattuali più favorevoli per Spea, al fine di dotarsi di strumenti e risorse adeguate per una sorveglianza più efficace.
La scelta, invece, è stata quella di comprimere i controlli, con conseguenze fatali.

L’inchiesta non si limita alla figura di Galatà.
Il pm ha dedicato parte della requisitoria all’analisi delle responsabilità di altri tre dirigenti e funzionari di Spea: Giampaolo Nebbia, Alberto Ascenzi e Maurizio Ceneri.
Nelle prossime sedute, saranno esaminate le posizioni del resto del personale coinvolto, per poi concludere con la disamina del ruolo di Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Aspi.
A metà ottobre, si prevede la formulazione delle richieste di condanna nei confronti dei 57 imputati, segnando una tappa fondamentale nel percorso di accertamento delle responsabilità legate a una delle più gravi tragedie del nostro tempo.

L’attenzione si focalizza dunque sulla conformità tra la conoscenza dei rischi, le risorse disponibili e le azioni effettivamente intraprese, per comprendere appieno le dinamiche che hanno portato al crollo del Ponte Morandi.

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