Occupazione al San Giorgio: Studenti in Resistenza e Contro il Sistema

L’Istituto Nautico San Giorgio di Genova, crocevia di aspirazioni marinare e fermento giovanile, è stato teatro questa mattina di un’azione dirompente: un’occupazione studentesca che trascende una semplice contestazione interna per elevarsi a un atto di resistenza politica.
Il comunicato diffuso dagli studenti non si limita a denunciare l’operato del dirigente scolastico, Paolo Fasce, ma si configura come una critica radicale alle dinamiche geopolitiche che, a loro avviso, condizionano l’istruzione e il futuro del Paese.
L’ostilità nei confronti del dirigente, pur rappresentando un elemento scatenante, appare come la punta di un iceberg che cela un disagio più profondo.
Fasce, secondo gli studenti, ha incarnato e veicolato una visione del mondo improntata a un’adesione acritica ai dettami provenienti da Washington, Bruxelles e Tel Aviv, un’orientamento percepito come una forma di subordinazione culturale e politica.

Al centro della protesta emerge una ferma condanna del sostegno incondizionato al regime sionista, accusato di perpetrare atrocità e di attuare un genocidio nei confronti del popolo palestinese.
La solidarietà alla resistenza palestinese non è presentata come una semplice simpatia, ma come un imperativo morale, una presa di posizione contro l’ingiustizia e l’oppressione.

La critica si estende, inoltre, all’escalation del riarmo europeo, interpretata come una preparazione alla guerra contro la Federazione Russa.
Gli studenti ribadiscono un’identità italiana che rifiuta la contrapposizione e la conflittualità, rivendicando un’integrità nazionale non compromessa da logiche di potere esterne.

La presenza percepita degli Stati Uniti, definita come un’occupazione, alimenta un sentimento di sottomissione e una richiesta di autodeterminazione.

Il gesto simbolico della rimozione della bandiera europea, espressione di un’istituzione ritenuta antagonista allo sviluppo, alla pace e alla libertà, evidenzia la profondità della frattura tra gli studenti e le istanze rappresentate dal sistema scolastico e, più in generale, dalle istituzioni europee.

Non si tratta di un semplice atto vandalico, ma di una dichiarazione di intenti: un rifiuto di conformarsi a un ordine costituito che, a loro avviso, sacrifica i valori fondamentali sull’altare degli interessi geopolitici.
L’occupazione del San Giorgio non è solo una protesta, ma un tentativo di riappropriarsi del proprio spazio educativo, di trasformarlo in un luogo di pensiero critico, di resistenza e di costruzione di un futuro più giusto e pacifico.

È un grido di gioventù che reclama un’identità nazionale forte, un’indipendenza culturale e un ruolo attivo nella definizione del proprio destino.

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