La prima edizione della Rilevazione Nazionale delle Persone Senza Dimora, promossa dall’Istat e in corso di svolgimento in quattordici città metropolitane tra cui Genova, rappresenta un punto di svolta nella comprensione e gestione di un fenomeno sociale complesso e spesso silente.
Più che un mero esercizio di raccolta dati, l’iniziativa si configura come una dichiarazione di responsabilità istituzionale, un impegno concreto a riconoscere e sostenere le persone che vivono in condizione di marginalità estrema.
Il progetto, che prevede un’indagine sul campo dal 26 al 29 gennaio, mira a superare le tradizionali lacune conoscitive che affliggono le politiche sociali.
La sfida cruciale per le amministrazioni pubbliche non si limita all’offerta di servizi, ma risiede nella capacità di costruire una conoscenza approfondita delle persone che ne beneficiano.
Troppo spesso, le vulnerabilità individuali si traducono in invisibilità, a causa di meccanismi che impediscono l’intercettazione e la corretta misurazione delle reali necessità.
La sindaca di Genova, Silvia Salis, sottolinea l’importanza di questa presa di coscienza, evidenziando come il progetto consentirà alla città di realizzare una fotografia dettagliata della realtà marginale, fondamento per un approccio assistenziale responsabile, trasparente e improntato alla solidarietà comunitaria.
Questa operazione richiede un’integrazione di competenze diverse, un coordinamento efficace e una presenza capillare sul territorio, fattori essenziali per garantire risultati tangibili.
Il successo dell’iniziativa dipenderà strettamente dalla sinergia tra istituzioni, organizzazioni del Terzo Settore e cittadinanza attiva, un patto di collaborazione volto a generare un impatto positivo e duraturo.
La Rilevazione Nazionale non si limita a quantificare la popolazione senza dimora; aspira a ricostruire i percorsi individuali, a comprendere le motivazioni che hanno portato alla perdita della dimora e a identificare le condizioni di vita e le esigenze specifiche di ciascuno.
L’analisi dei dati, confluiranno in un sistema conoscitivo stabile entro il 2026, alimenterà l’elaborazione di politiche sociali più mirate ed efficaci, promuovendo un welfare più inclusivo e personalizzato.
Garantendo l’anonimato e la natura facoltativa della compilazione del questionario, si riconosce la dignità e la libertà di scelta di ciascun partecipante.
La possibilità di interrompere l’indagine in qualsiasi momento e di rifiutare di rispondere a specifiche domande sottolinea l’importanza del rispetto della persona e della sua autonomia, elementi imprescindibili per instaurare un rapporto di fiducia e per favorire la piena collaborazione.
Questo approccio, centrato sulla persona e rispettoso dei suoi diritti, è fondamentale per garantire la validità e l’affidabilità dei dati raccolti e per promuovere una cultura della responsabilità condivisa nella lotta alla marginalità e all’esclusione sociale.







