Ritorno a casa di Nivoi: grido d’allarme dalla prigione israeliana

Il ritorno a casa di José Nivoi, portuale di Calp, dopo l’esperienza carceraria in Israele, non è un semplice ritorno, ma un grido d’allarme, un appello alla mobilitazione urgente e ineludibile.
L’arresto e la detenzione, conseguenze del tentativo di rottura del blocco navale di Gaza con la Flotilla, rivelano un quadro di ingiustizia e di violazione del diritto internazionale che non può essere ignorato.

Nivoi ha ripercorso il percorso della missione, dall’imbarco al drammatico abbordaggio da parte della Marina israeliana in acque internazionali, descrivendo condizioni di detenzione che rispecchiano quelle subite da molti altri attivisti.
La narrazione, carica di dettagli crudi, denuncia l’umiliazione sistematica, le privazioni e la sottomissione imposta, fino all’obbligo di abbassare lo sguardo per evitare aggressioni.
L’accusa rivolta alla console italiana in Israele, definita “succube” del governo, sottolinea una preoccupante mancanza di sostegno e di tutela per i cittadini arrestati.
L’esperienza carceraria, condivisa in una cella sovraffollata, ha messo in luce anche la disumanità delle procedure burocratiche.

La presenza della console, in abito formale e senza le necessarie provviste, non ha garantito l’applicazione uniforme della procedura di richiesta di espulsione per tutti gli italiani detenuti, lasciando alcuni in attesa di assistenza.

L’episodio dell’attivista asmatico negato il farmaco salvavita, e la successiva reazione violenta delle squadre SWAT, testimonia una escalation di tensione e un deliberato intento intimidatorio.
Il lancio di uova, un gesto di resistenza simbolica, riflette la consapevolezza di fronteggiare un avversario che preferisce l’intimidazione alla violenza diretta.

Luca Viani, esperto velista coinvolto nella missione, ha aggiunto un elemento cruciale: il trasferimento dal porto al carcere, un percorso segnato dall’umiliazione e dal disagio fisico, con mani e occhi bendati, esposti a sbalzi termici estremi e alla mancanza di idratazione.
Viani, pur non affiliato a sigle sindacali, ha espresso la sua gratitudine per il passaporto italiano e per le mobilitazioni in corso nel suo Paese, che hanno contribuito a mitigare il rischio per la sua incolumità.
Ha però lanciato un monito: la condizione di precarietà e di vulnerabilità che affligge i detenuti palestinesi, privi di assistenza consolare e di tutela legale.

Il Calp ha annunciato l’intenzione di perseguire due obiettivi strategici: il monitoraggio costante del rispetto della legge 195/90, relativa al transito e al traffico di armi, e la richiesta di un embargo commerciale nei confronti di Israele, finalizzato a interrompere ogni forma di import-export.
La prima azione di protesta è stata fissata per il 10 ottobre, in occasione dell’arrivo di due navi della Zim, società di logistica israeliana con sede a Genova, un gesto volto a denunciare il ruolo delle compagnie private nel perpetuare il blocco e nel sostenere il sistema oppressivo.
La mobilitazione è un appello a una responsabilità collettiva, un atto di solidarietà verso i palestinesi e un imperativo morale per la comunità internazionale.

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