Il 14 gennaio 1944, il forte San Martino, a Genova, divenne teatro di una delle più cruente rappresaglie perpetrate dalle forze occupanti nazifasciste.
Ottantotto anni dopo, la comunità genovese si è riunita per onorare la memoria di otto uomini innocenti, vittime di una spirale di violenza e terrore che segnò profondamente la storia della città e del Paese.
La commemorazione, promossa dal Comitato permanente della Resistenza della Provincia di Genova, ha visto una sobria e sentita deposizione di corone d’alloro ai piedi della lapide che incide i loro nomi in via Piero Gobetti, preludio ad una processione verso il luogo stesso dell’eccidio.
L’orazione ufficiale, affidata al presidente dell’ANPI Genova, Massimo Bisca, ha evocato il contesto storico di un’Italia martoriata, dilaniata dalla guerra e oppressa da un regime dispotico.
L’atto di violenza del 14 gennaio 1944 non fu un episodio isolato, ma il culmine di una strategia di repressione brutale attuata dalle forze di occupazione per intimidire la popolazione e soffocare le nascenti forme di resistenza.
Le vittime, persone comuni, ingegneri, operai, commercianti, ebbero la sfortuna di trovarsi nel mirino di un sistema che negava ogni diritto, ogni dignità umana.
Il loro sacrificio, tragico e ingiusto, rappresenta un monito per le generazioni future, un invito a non dimenticare gli orrori del passato e a vigilare costantemente sulla salvaguardia dei valori democratici.
La presenza istituzionale, con l’assessore alla Mobilità sostenibile Emilio Robotti e il consigliere comunale Edoardo Marangoni in rappresentanza del Comune, e il consigliere regionale Armando Sanna per la Regione Liguria, ha sottolineato l’importanza di questa memoria collettiva.
L’assessore Robotti ha esplicitamente richiamato l’imperativo di trasformare il ricordo in un impegno quotidiano per la difesa della democrazia, dei diritti fondamentali e della partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica.
Il consigliere Sanna ha invece enfatizzato come l’omaggio a queste otto persone rappresenti un tributo alla loro scelta coraggiosa: quella di abbracciare la libertà, la dignità e la giustizia, anche a costo della vita.
La cerimonia non è stata solo un momento di commozione e riflessione, ma anche un’occasione per riaffermare l’importanza della trasmissione della memoria storica alle nuove generazioni.
La Resistenza, e le sue vittime come quelle del forte San Martino, incarnano i valori di libertà, giustizia e solidarietà che devono guidare la costruzione di una società più equa e pacifica.
Il ricordo di questi otto uomini, e di tutti coloro che hanno sofferto e lottato per la liberazione d’Italia, deve essere un faro che illumina il cammino verso un futuro migliore, un futuro in cui le tragedie del passato non si ripetano mai più.
La loro memoria è un dovere, un impegno, una responsabilità condivisa.

