Sedie Vuote a Genova: Un Grido per il Futuro Pensionistico

Un silenzioso grido d’allarme risuona davanti alla Prefettura di Genova: “Una società che lascia sedie vuote crea un Paese senza futuro”.
Lo SPI CGIL Genova e Liguria, attraverso un potente flash mob, ha materializzato un’immagine tangibile della precarietà che affligge il futuro pensionistico di milioni di italiani, un futuro sempre più incerto e gravido di disuguaglianze.

Le cinquanta sedie disposte a terra non sono semplici oggetti, ma simboli eloquenti di una generazione intrappolata in un sistema pensionistico al collasso, segnata da carriere spezzate, contratti atipici e una crescente erosione del potere d’acquisto.

Questa azione performativa trascende la semplice protesta; è un atto di denuncia che proietta un’ombra lunga sui pilastri stessi del welfare state.
Dietro ogni sedia vuota si celano storie di vite intere sacrificate sull’altare della flessibilità del lavoro, di donne e uomini costretti a sopportare fardelli eccessivi, spesso invisibili e non adeguatamente riconosciuti.
Giovani precari, con contributi frammentati e un futuro incerto, si affiancano a lavoratori anziani, a rischio di dover rinviare l’età pensionabile oltre i settant’anni o di dover sopravvivere con un assegno sociale insufficiente per una vita dignitosa.

Il flash mob si inserisce nel contesto di una settimana di mobilitazione nazionale dello SPI CGIL, un’azione corale che ha visto centinaia di iniziative in tutto il Paese: volantinaggi mirati, assemblee partecipate, incontri pubblici per sensibilizzare l’opinione pubblica e presidi pacifici per rivendicare il diritto a una pensione adeguata.

L’azione di Genova è un preludio allo sciopero generale del 12 dicembre, un segnale chiaro e inequivocabile per il Governo e i decisori politici.
Come sottolineato nella nota dello SPI CGIL, le sedie vuote rappresentano un monito severo: un Paese che ignora il valore intrinseco del lavoro, del contributo sociale, della cura e della dignità umana, si condanna a un vuoto incolmabile, non solo nei posti di lavoro, ma soprattutto nel tessuto connettivo della sua stessa esistenza.
L’evento, aperto e chiuso rispettivamente dai segretari generali Ivano Bosco e Tania Scacchetti, ha contribuito a dare voce a chi troppo spesso si sente dimenticato, a chi lotta quotidianamente per un futuro pensionistico che non sia un mero diritto, ma una garanzia di stabilità e serenità.

Il silenzio delle sedie vuote, paradossalmente, è il messaggio più forte: un appello urgente a ri-pensare il futuro del lavoro e del welfare, per evitare che un’intera generazione sia condannata a un’esistenza precaria e senza prospettive.

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