Spezzia in lutto: Abanoub, un ragazzo, una città ferita.

La città si raccoglie in un lutto profondo, un silenzio assordante che amplifica l’eco della perdita di Abanoub Youssef, giovane studente strappato alla vita in un atto di inaccettabile violenza.

Il sindaco Peracchini, con voce commossa, rivolgendosi alla comunità spezzina, non solo esprime cordoglio, ma invita a una riflessione più ampia, a un ascolto attento del dolore che permea ogni famiglia, ogni amico, ogni compagno di classe, l’intera comunità cristiana copta e ogni singolo cittadino.
Questo non è un momento per frasi fatte o consolazioni superficiali.

È un momento per confrontarsi con l’angoscia di una generazione di giovani, interrogativi laceranti che si insinuano nei loro cuori innocenti: perché? Come si può conciliare la speranza di un futuro con la realtà brutale della perdita?Il sindaco, con la sensibilità di un padre prima ancora che di un amministratore pubblico, condivide un dolore che ogni genitore può solo immaginare: l’impensabile, l’indicibile terrore di accompagnare un figlio a scuola e non poterlo riaccogliere tra le braccia.

La perdita di una vita giovane, piena di potenzialità inespresse, è un’offesa alla stessa essenza della giustizia, una ferita aperta nel tessuto sociale.

Abanoub Youssef non era solo uno studente, ma un elemento attivo e positivo nella comunità spezzina.
La sua partecipazione all’emergenza Covid, il suo impegno nella comunità copta, testimoniano un’anima generosa e un cuore aperto al prossimo.

La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, un’assenza che si fa sentire in ogni angolo della città.
Di fronte a questo dolore lacerante, la risposta non può essere la rassegnazione, ma un impegno concreto per la giustizia.
Una giustizia che non sia solo punitiva, ma anche riparatrice, capace di ricostruire il tessuto sociale e di offrire un futuro di speranza alle nuove generazioni.
Come ci ha insegnato Papa Francesco, la giustizia richiede verità, fiducia, lealtà e, soprattutto, purezza di intenti.
L’impegno istituzionale non si limita a un messaggio di cordoglio, ma si traduce in azioni concrete per arginare la violenza, per promuovere la cultura della legalità e per sostenere le famiglie colpite dalla tragedia.
È un impegno che coinvolge tutti: scuole, famiglie, associazioni, istituzioni.
Il minuto di silenzio nelle aule non è un semplice rituale, ma un momento di riflessione, di condivisione, di speranza.
È un momento per ricordare Abanoub Youssef, per onorare la sua memoria e per rinnovare l’impegno a costruire una città più giusta, più sicura, più umana.
Riconquistare quella “purezza di intenti” di cui parla il Papa significa riappropriarsi dei valori fondamentali che ci guidano: il rispetto per la vita, l’amore per il prossimo, la ricerca della verità.

Significa ricostruire quel legame spezzato dalla violenza, un legame che ci unisce come comunità, come famiglia, come città.

È un percorso lungo e difficile, ma è l’unico modo per onorare la memoria di Abanoub Youssef e per garantire un futuro di speranza alle nuove generazioni.

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