Sulle morti sul lavoro: ferita aperta nel Paese, serve un cambio radicale.

Il tragico bilancio degli infortuni e delle morti sul lavoro non è un mero dato statistico, bensì una profonda ferita nel tessuto sociale ed economico del Paese, una grave delegittimazione dello Stato e delle sue istituzioni.
Questo dramma, commemorato in occasione della Giornata delle Vittime, rivela non solo un fallimento nella tutela della vita umana, ma anche una critica radicale al modello di sviluppo attuale, che troppo spesso sacrifica la sicurezza sull’altare del profitto e della produttività a basso costo.
Le cause di questa situazione allarmante sono molteplici e interconnesse.

La precarietà contrattuale, che depaupera il potere contrattuale dei lavoratori e li espone a condizioni di lavoro rischiose, è un fattore determinante.

Le scelte aziendali improntate al risparmio, che riducono gli investimenti in manutenzione, in formazione e in dispositivi di protezione individuale, creano un ambiente di lavoro intrinsecamente pericoloso.

I contratti “pirata”, l’utilizzo sistematico di subappalti opachi e la mancanza di controlli efficaci alimentano una spirale di illegalità e di sfruttamento.

È imprescindibile, dunque, un cambio di paradigma radicale.
Le dichiarazioni di intenti non bastano: è necessario un piano nazionale straordinario per la sicurezza, dotato di risorse adeguate, personale specializzato e strumenti legislativi incisivi.
Questo piano deve prevedere, in particolare, una revisione profonda del sistema degli appalti pubblici, per garantire la trasparenza, la tracciabilità e il rispetto delle norme di sicurezza.

La qualità del lavoro, più che la semplice quantità, deve diventare la priorità assoluta.

Un lavoro dignitoso, sicuro e ben remunerato è un diritto fondamentale di ogni lavoratore, e un investimento strategico per il Paese.

Le istituzioni, le imprese e le parti sociali devono collaborare attivamente per promuovere una cultura della sicurezza diffusa, basata sulla prevenzione, sulla formazione continua e sulla responsabilità condivisa.
In Liguria, come in altre regioni, l’incremento dei decessi sul lavoro e la persistenza di irregolarità diffuse richiedono un’azione immediata e coordinata.
Oltre ai controlli più rigorosi, è urgente la creazione di un patto per la sicurezza che coinvolga tutti gli attori rilevanti: Regione, Ispettorato del Lavoro, Aziende Sanitarie, INAIL e organizzazioni sindacali.

Questo patto deve tradursi in azioni concrete: aumento del numero di ispettori, miglioramento del coordinamento dei dati sugli infortuni, riconoscimento delle imprese virtuose che investono in sicurezza e sanzioni esemplari per chi viola le norme.
È tempo di smettere di celebrare la sicurezza con slogan vuoti e di passare ai fatti, perché la vita umana non è un bene negoziabile.

Il costo più alto da pagare è quello di una vita perduta, un futuro negato, una famiglia distrutta.

La sicurezza sul lavoro è un dovere morale e una responsabilità giuridica che non possiamo più eludere.

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