La sentenza del tribunale di Tempio Pausania dipinge un quadro inquietante, un ambiente domestico trasformato in scenario di una dinamica predatoria e profondamente lesiva.
Il collegio giudicante ha emesso la condanna nei confronti di Ciro Grillo e dei suoi compari genovesi, non solo per il primo episodio di violenza sessuale, ma anche per la successiva diffusione di immagini intime e umilianti dell’amica della giovane vittima.
Le fotografie, rubate durante un momento di vulnerabilità, quella del sonno, sono state poi condivise e commentate, aggiungendo un ulteriore strato di degradazione e di sfruttamento all’offesa originale.
La decisione giudiziaria sottolinea come il clima abitativo fosse permeato da una condotta aggressiva e insidiosa, orchestrata per forzare la vittima a subire atti sessuali di gruppo.
Il contesto non è semplicemente quello di un episodio isolato, ma di un sistema di coercizione e di manipolazione che mirava a privare la giovane della sua autonomia e dignità.
Il tribunale, nell’analizzare la natura della violenza sessuale prevista dall’articolo 609-bis del codice penale, chiarisce un concetto fondamentale: la violenza non deve necessariamente comportare una completa soppressione della volontà della vittima.
Anche una limitazione, una pressione psicologica che influenzi negativamente la capacità di discernimento della persona offesa, può configurare una violenza sessuale.
In altre parole, un consenso ottenuto in condizioni di vulnerabilità, di pressione o di manipolazione non può essere considerato un consenso libero e volontario, ma un consenso coatto, privo di autentica autonomia.
La sentenza ribadisce l’importanza cruciale della libera determinazione nel definire un atto sessuale come tale.
Un’azione che, pur apparentemente accettata, sia frutto di un processo mentale alterato da fattori esterni – paura, manipolazione, pressione sociale – perde la sua legittimità e configura un reato.
La decisione del tribunale di Tempio Pausania è quindi un monito sulla necessità di proteggere la vulnerabilità individuale e di riconoscere la violenza sessuale non solo nelle sue forme più evidenti, ma anche in quelle più subdole e pervasive.






