Il turismo in Liguria, fulcro vitale dell’economia regionale, si trova a navigare in acque agitate, contraddistinte da un paradosso: un forte impatto occupazionale – con quasi 82.000 addetti – affiancato da profonde criticità strutturali che ne minano la sostenibilità e la capacità di attrarre e trattenere talenti.
La fotografia delineata dalla Uiltucs Liguria, in occasione del convegno dedicato all’occupazione turistica, rivela uno scenario complesso, ben lontano da una semplice ripresa post-pandemica.
Il 2023 ha segnato un ritorno alla normalità in termini di flussi turistici, ma la ripresa quantitativa non si è tradotta in un miglioramento qualitativo delle condizioni lavorative.
L’emorragia di personale qualificato, alimentata da salari inadeguati e condizioni di lavoro precarie, persiste e si preannuncia difficile da arrestare nel breve e medio termine.
Questo fenomeno, più di un semplice deficit di manodopera, riflette una profonda crisi di valore attribuito al lavoro nel settore.
Le retribuzioni, stagnanti per anni e cresciute nominalmente solo del 25% dal 2007 – un dato significativamente inferiore alla media nazionale e ben al di sotto degli incrementi registrati nel settore manifatturiero – non rispecchiano il carico di lavoro, la stagionalità intrinseca e le responsabilità spesso elevate richieste agli operatori turistici.
La recente, seppur tardiva, revisione salariale del 2024, arriva a testimonianza di un sistema che ha progressivamente scaricato l’aumento dei costi sui consumatori, accumulando un debito sociale in termini di riconoscimento del valore del lavoro.
Dietro i numeri apparentemente positivi dell’occupazione si cela una realtà preoccupante: la prevalenza di contratti precari, spesso a orario ridotto e con basse qualifiche.
Oltre l’83% dei dipendenti si colloca in questa categoria, limitando le opportunità di crescita professionale e perpetuando un circolo vizioso di insoddisfazione e fuga dal settore.
Questa frammentazione della forza lavoro, legata anche alla dimensione spesso limitata delle imprese liguri, impedisce la creazione di percorsi di carriera strutturati e di una cultura aziendale orientata allo sviluppo delle competenze.
Le condizioni di lavoro, frequentemente caratterizzate da orari incompatibili con una vita privata equilibrata, carichi di lavoro eccessivi e, in alcuni casi, irregolarità contrattuali, contribuiscono a erodere la motivazione e la lealtà dei dipendenti.
Questa situazione non solo viola i diritti dei lavoratori, ma distorce la concorrenza leale tra le imprese, premiando chi, a costo di compromettere la dignità del lavoro, cerca di massimizzare i profitti.
Per invertire questa tendenza, è imperativo costruire un “patto sociale” che ponga al centro il valore del lavoro nel turismo.
Ciò implica una lotta determinata contro l’evasione fiscale, il lavoro nero e il dumping contrattuale, unitamente ad un’urgente revisione del sistema degli ammortizzatori sociali, che attualmente penalizzano in modo sproporzionato i lavoratori stagionali e discontinui.
Solo attraverso un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e sindacati sarà possibile garantire un futuro sostenibile e prospero per il settore turistico ligure, un settore che merita di essere riconosciuto come un motore di sviluppo non solo economico, ma anche sociale e culturale.

