Arte e redenzione: il carcere femminile di Genova rinasce a teatro.

All’interno del carcere femminile di Genova Pontedecimo, un’iniziativa culturale di notevole portata, “Per Aspera ad Astra”, sta offrendo a circa quaranta detenute un percorso di trasformazione personale e artistica.
Il progetto, frutto della collaborazione tra l’Agenzia Campana per i diritti e le libertà civili (ACRI), la Fondazione Carige e il Teatro Nazionale di Genova, con il sostegno e il riconoscimento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, si configura come un laboratorio di espressione e recupero.

La risposta entusiastica delle detenute, evidente fin dalle prime fasi del bando, testimonia il desiderio profondo di riscoprire un proprio ruolo attivo nella società.

L’offerta formativa è articolata e variegata: corsi di costumistica, scenografia, videomaking e recitazione, offrendo a ciascuna la possibilità di sviluppare competenze specifiche e di esplorare il proprio talento.

La guida artistica di Elena Dragonetti accompagna il percorso, culminando nella rappresentazione di “Alice Underground”, una rivisitazione contemporanea del classico di Lewis Carroll, prevista per marzo 2026, che promette di essere un momento di condivisione intensa e simbolica.

L’impegno di Fondazione Carige, rappresentato dal presidente Lorenzo Cuocolo, va oltre un mero sostegno economico.

Si tratta di un investimento strategico nella cultura come motore di inclusione sociale, autonomia e riaffermazione della dignità umana, anche – e soprattutto – in contesti fragili come il carcere.

L’iniziativa non si limita a un gesto simbolico, ma si concretizza nell’offerta di strumenti pratici, stimolando la consapevolezza e aprendo opportunità di riscatto per le donne detenute.
L’intervento del direttore del Teatro Nazionale, Davide Livermore, sottolinea la responsabilità del teatro pubblico nel superare i confini geografici e sociali, raggiungendo le realtà più marginali.

Il teatro non è un’attività elitaria, ma un potente strumento di comunicazione e di riflessione, capace di generare empatia e di promuovere il dialogo.

La vocazione del carcere femminile, come spazio di riflessione e di rielaborazione, si presta particolarmente a questo tipo di incontro, creando un terreno fertile per la nascita di nuove forme espressive e per la condivisione di esperienze significative.
“Per Aspera ad Astra” non è solo un progetto teatrale, ma un percorso di crescita personale e collettiva, un’opportunità per le detenute di riscattarsi attraverso l’arte, di ricostruire un rapporto con la propria identità e di prepararsi a un futuro più sereno, contribuendo, allo stesso tempo, a disperdere nel mondo un messaggio di speranza e di umanità.

La sua forza risiede nella capacità di trasformare un luogo di detenzione in un laboratorio di creazione artistica, dove la sofferenza può trasformarsi in espressione, e l’isolamento in connessione.

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