“Mi è scappato il nonno partigiano” di Mario Paternostro si configura come un’opera ibrida, un affresco storico-giornalistico intessuto con le trame di un romanzo giallo, pubblicato da Fratelli Frilli Editori.
Il sottotitolo, “Un’indagine nel passato per il commissario Falsopepe”, introduce al cuore del racconto: un’indagine poliziesca che si snoda attraverso le pieghe di una memoria precaria, svelando segreti sepolti e interrogando il peso del passato sulla coscienza del presente.
L’estate del 2024 trova il vicequestore Ferruccio Falsopepe, veterano della polizia genovese dal 2001, nel suo paese natale, Ceglie Messapica, immerso in un’atmosfera di convivialità e ricordi.
Invitato a rievocare le indagini più significative della sua carriera, Falsopepe accenna la storia di Tino Sanfernando, un giornalista genovese con un passato turbolento, e del suo nipote Aldino, il quale funge da ascoltatore privilegiato, assorbendo le storie e le cronache di un’epoca lontana.
La figura di Tino Sanfernando si rivela un ponte cruciale tra due mondi: da un lato, il passato tormentato di un uomo testimone di eventi cruciali come le vicende delle Brigate Rosse, il caso del professor Peschiera e il misterioso covo di via Fracchia, eventi che Paternostro ha vissuto in prima persona come cronista.
Dall’altro, il presente del nipote Aldino, a cui il nonno trasmette un’eredità di memorie spesso offuscate dalla malattia di Alzheimer, che erode la lucidità e distorce i riferimenti temporali e spaziali.
Sanfernando diventa così lo strumento narrativo che permette a Paternostro di rielaborare e contestualizzare eventi storici, attraverso le testimonianze frammentarie e a volte distorte che condivide con Aldino.
La narrazione si concentra poi sull’ossessione di Sanfernando nei confronti dei fascisti e dei nazisti, un’ossessione che lo ha portato per anni a ricercare e denunciare ex appartenenti a quelle organizzazioni.
Questo percorso lo conduce a ripercorrere la storia della Repubblica partigiana dell’Ossola, in cui il giovane Tino aveva combattuto.
Il 2007 segna un punto di svolta: Tino porta Aldino a Ossola per ritrovare i suoi ex compagni e indagare su un presunto traditore.
Qui, il percorso di Aldino si incrocia con quello di Ferruccio Falsopepe, incaricato di indagare sulla ricerca del nonno.
Il romanzo intreccia quindi la cronaca di un’indagine contemporanea con la rievocazione di un passato complesso e doloroso.
“Mi è scappato il nonno partigiano” è un’opera che oscilla tra realtà e finzione, documentazione storica e immaginazione narrativa.
Paternostro gestisce abilmente i diversi piani narrativi, arricchendo il racconto con citazioni di canzoni, documenti d’epoca (presentati in corsivo) e riflessioni sulla memoria, la giustizia e il peso del passato.
La struttura alterna magistralmente scene ambientate nel presente con flashback che illuminano il passato, creando un ritmo narrativo dinamico e coinvolgente.
Attraverso un’abile combinazione di elementi storico-giornalistici e romanzeschi, Paternostro offre al lettore un’esperienza di lettura originale e stimolante, che invita a riflettere sul significato della memoria collettiva e sulla sua influenza sul presente.







