L’aria vibrante di tensione ha segnato l’assemblea dei lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano, convocata oggi per fronteggiare le implicazioni di un piano governativo che rischia di ridisegnare profondamente il futuro dello storico stabilimento.
Il documento, presentato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) venerdì scorso, solleva interrogativi cruciali sulla continuità produttiva e sull’occupazione, innescando un acceso dibattito tra i presenti.
Il piano in discussione non si limita a una semplice riorganizzazione, ma proietta un’immagine di contrazione industriale, con la prevista dislocazione dell’unità di zincatura – un processo fondamentale per la produzione – presso lo stabilimento di Novi Ligure.
Questa scelta strategica, apparentemente mirata a ottimizzare la produzione, è percepita dai lavoratori come una de-industrializzazione parziale del sito di Cornigliano, con conseguenze dirette e indirette sull’economia locale e sulle famiglie legate all’acciaieria.
La riallocazione, unitamente al ridimensionamento complessivo del personale operativo a sole 585 unità, con un’ulteriore riduzione a 70 per la formazione, alimenta preoccupazioni concrete.
Oltre alla perdita di posti di lavoro diretti, si teme una diminuzione delle competenze specialistiche presenti nel sito, un impoverimento del know-how che potrebbe compromettere la competitività dell’intera filiera.
La questione solleva interrogativi più ampi sulla strategia industriale nazionale, sulla capacità di preservare e valorizzare patrimoni produttivi di rilevanza storica e sociale, e sulla responsabilità del governo nel garantire una transizione equa e sostenibile per i lavoratori colpiti.
La decisione di delocalizzare una parte significativa della produzione, pur presentata come necessaria per l’efficienza, rischia di alimentare una spirale di disinvestimenti e di marginalizzazione di territori che hanno contribuito in modo determinante alla crescita economica del paese.
L’assemblea, animata da un forte senso di rabbia e frustrazione, si è conclusa con l’annuncio imminente di una consultazione sindacale volta a definire le prossime azioni di protesta.
Non è da escludere la proclamazione dello sciopero, uno strumento a disposizione dei lavoratori per far sentire la propria voce e rivendicare il diritto a un futuro dignitoso.
Parallelamente, si sta valutando l’organizzazione di una nuova manifestazione pubblica, un segnale forte e visibile per il governo e per l’opinione pubblica, al fine di sensibilizzare sull’importanza di tutelare l’eredità industriale di Cornigliano e di garantire un futuro prospero per i suoi lavoratori.
La battaglia per il futuro dell’acciaieria si configura come una sfida cruciale per la difesa del diritto al lavoro e per la costruzione di un modello di sviluppo più giusto e sostenibile.

