La recente aggressione incendiaria ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci ha riacceso un dibattito cruciale: la difesa dei professionisti dell’informazione come baluardo della nostra democrazia.
L’atto, condannato con fermezza dal consiglio comunale di Genova, evidenzia una pericolosa erosione della libertà di stampa e un crescente clima di intolleranza, alimentato, in parte, dalle stesse dinamiche politiche.
La sindaca Silvia Salis ha sottolineato come la tutela della libertà di stampa non sia un mero atto di cortesia verso i giornalisti, ma un imperativo per l’intera comunità.
Essa rappresenta la garanzia che anche chi detiene il potere amministrativo, oggi, sarà domani esposto al controllo critico dell’opinione pubblica.
La libertà di informazione non è un privilegio, ma un diritto fondamentale che protegge anche coloro che la limitano.
Il caso Ranucci non è isolato.
Il giornalismo d’inchiesta, in particolare, si trova ad affrontare crescenti pressioni e ostacoli.
La proliferazione di piattaforme digitali, pur offrendo nuove opportunità di comunicazione, ha paradossalmente contribuito a smantellare i tradizionali filtri e controlli qualitativi.
L’abbondanza di informazioni, spesso non verificate e tendenziose, rende più difficile per il pubblico distinguere la verità dalla disinformazione, delegittimando il ruolo del giornalista come filtro e interprete della realtà.
La recente protesta dei giornalisti del Sole 24 Ore, che hanno denunciato condizioni di lavoro precarie e un’erosione delle garanzie professionali, testimonia un disagio diffuso nel settore.
Questa situazione non è semplicemente una questione economica o contrattuale, ma riflette una più ampia crisi di valori e una svalutazione del ruolo del giornalismo nella società.
La sindaca Salis ha giustamente affermato che la stampa, per essere libera, non deve essere compiacente nei confronti del potere, ma anzi, deve sentirsi in dovere di interrogarlo, criticarlo e smascherarne le incongruenze.
Quando il potere tenta di controllare l’accesso dei giornalisti alle fonti, di influenzare le loro inchieste e di screditare le loro opere, si manifesta una vera e propria emergenza per la libertà di stampa.
Difendere i giornalisti significa dunque difendere i principi cardine della democrazia: la trasparenza, l’accountability e il diritto dei cittadini di essere informati in modo veritiero e indipendente.
È un dovere che ricade non solo sulle istituzioni e sui professionisti dell’informazione, ma su ogni singolo cittadino, chiamato a esercitare il proprio pensiero critico e a contrastare ogni forma di censura e intimidazione.
La resilienza della democrazia dipende, in ultima analisi, dalla forza e dall’indipendenza della sua stampa.

