Un cordone di voci e volti si è stretto oggi pomeriggio a Genova, di fronte alla sede Rai, in segno di profonda solidarietà a Sigfrido Ranucci, vittima di un atto intimidatorio che colpisce nel segno il cuore della libertà di stampa.
L’iniziativa, promossa dall’Associazione Ligure dei Giornalisti e dall’Ordine dei Giornalisti Liguri, con il sostegno dei colleghi del Tgr Liguria, ha visto la partecipazione attiva di cittadini, esponenti politici e rappresentanti della società civile, un coro unanime contro la violenza e a difesa del diritto all’informazione.
La notte precedente, un ordigno improvvisato aveva scosso la quiete residenziale, mirando all’auto del giornalista e conduttore di Report, un gesto che trascende la singola persona colpita e si proietta come una minaccia al tessuto democratico.
Questa escalation di violenza, che si aggiunge alla fragilità precaria che affligge il settore dell’informazione, non può essere tollerata.
La reazione dei giornalisti, peraltro, non sarà di arrendevolezza, ma di rinnovato impegno nel loro ruolo di cronisti e sentinelle della verità.
Il Partito Democratico ligure ha espresso la propria ferma condanna, sottolineando la gravità dell’attacco e l’importanza di tutelare la libertà di stampa come pilastro fondamentale del diritto dei cittadini a ricevere un’informazione completa e imparziale.
Il Movimento 5 Stelle, in linea con l’impegno civico, ha ribadito che la protezione dei giornalisti d’inchiesta è indissolubilmente legata alla salvaguardia della democrazia stessa, un baluardo contro l’opacità e l’abuso di potere.
La ricerca della verità, spesso scomoda e impopolare, richiede coraggio e indipendenza, qualità che i giornalisti devono incarnare e che la società deve proteggere.
Le sigle sindacali, Uil, Cisl e Cgil, hanno manifestato sgomento e vicinanza al giornalista e alla sua famiglia, evidenziando il rischio che si è concretamente evitato e condannando il clima di ostilità che spesso accompagna l’esercizio del diritto di cronaca e di inchiesta.
Questo clima, alimentato da interessi oscuri e da tentativi di intimidazione, rischia di compromettere la pluralità delle voci e la qualità dell’informazione.
L’episodio solleva interrogativi profondi sulla sicurezza dei giornalisti, sulla necessità di rafforzare i meccanismi di protezione e sulla responsabilità collettiva nel difendere i valori della libertà di espressione e del pluralismo dell’informazione.
Non si tratta solo di proteggere una professione, ma di preservare la possibilità per i cittadini di accedere a un’informazione libera e indipendente, presupposto essenziale per una società democratica e consapevole.
Il silenzio, in questi momenti, sarebbe la resa più amara.







