Iran, Pasdaran: "Tre petroliere contro mine nello Stretto di Hormuz, una è esplosa"
Tre petroliere sono finite contro le mine nello Stretto di Hormuz. A dichiararlo sono stati i Guardiani della Rivoluzione iraniani. Due navi "che hanno contravvenuto alle regole" hanno preso fuoco e sono rimaste immobilizzate dopo aver urtato mine piazzate dalla marina dei Guardiani lungo una rotta considerata illegale, a sud dello Stretto, hanno precisato i Pasdaran in un comunicato pubblicato sul loro sito, Sepah News. Una terza petroliera "è esplosa e ha preso fuoco dopo aver urtato una mina a sud dello Stretto di Hormuz", hanno riferito in seguito in una nota diffusa dalla televisione di Stato. L'imbarcazione trasportava "due milioni di barili di greggio e aveva disattivato tutti i propri sistemi radar e di navigazione", specifica il comunicato.
E' stata intanto presentata una proposta che tiene conto delle richieste della parte Usa e della parte iraniana. Lo hanno detto ad Al-Araby Al-Jadeed fonti che vengono descritte come vicine al lavoro di mediazione portato avanti da Qatar e Pakistan per allentare le tensioni tra Usa e Iran. Secondo le fonti, rilancia anche il sito di notizie israeliano Ynet, l'obiettivo è prevenire una nuova escalation e spianare la strada al ritorno al tavolo dei negoziati. La proposta, hanno sostenuto, è stata trasmessa oggi agli iraniani dal capo dell'Esercito pakistano, Asim Munir, "gode dell'approvazione degli Stati Uniti" e aveva già "avuto una risposta preliminare positiva da parte iraniana".
I media iraniani hanno riferito stamani dell'arrivo di Munir a Teheran. E stamani fonti iraniane riferivano alla tv libanese Al Mayadeen, vicina alle autorità di Teheran, che l'Iran "ritiene ormai improbabile la mediazione di Pakistan e Qatar possa produrre risultati concreti" e, secondo l'emittente, starebbe "valutando canali di mediazione alternativi".
La pressione economica esercitata dagli Stati Uniti sull'Iran sta indebolendo pesantemente l'economia della Repubblica islamica, che potrebbe presto entrare in una fase di "collasso". Lo ha dichiarato il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, intervistato da 2Way Tv, rivendicando gli effetti dell'operazione 'Economic Outcast', la campagna di isolamento economico lanciata da Washington contro Teheran. "Pensate a un'azienda che sta fallendo: nessuno sarà disposto a prestarle denaro. E possiamo vedere, sia dalle dichiarazioni pubbliche che da quelle private dei funzionari eletti e dei Guardiani della Rivoluzione, che il panico sta iniziando a diffondersi", ha affermato Bessent.
"Stiamo osservando un'inflazione superiore al 100%. Riteniamo che l'economia possa raggiungere una contrazione a doppia cifra", ha proseguito il segretario al Tesoro, avvertendo che le conseguenze delle misure americane potrebbero aggravarsi ulteriormente nelle prossime settimane. "Siamo all'ottava settimana dell'operazione Outcast. Non so se ci vorranno altre quattro settimane o altre otto, ma a un certo punto il deterioramento dell'economia iraniana subirà un'accelerazione non lineare", ha concluso Bessent.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha intanto dichiarato di aver discusso più volte con il presidente americano Donald Trump della necessità di rovesciare il regime iraniano, sottolineando che la sua eliminazione rappresenta l'obiettivo principale di Israele. "Dobbiamo portare a termine l'eliminazione del regime iraniano: questa è la cosa più importante. Ne ho parlato con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump più di una volta, anche l'altro ieri", ha affermato Netanyahu, citato da Ynet.
"Perché finché il regime sopravvive, anche se indebolito, è talmente fanatico che cercherà nuovamente di fare ciò che ha fatto un anno fa: produrre bombe nucleari e ricostruire l'asse - ha proseguito il premier israeliano, riferendosi alla rete di alleanze regionali di Teheran - L'unico modo per impedirlo è rovesciare il regime, e parallelamente arriverà anche l'eliminazione di Hezbollah".




