La gioia cristiana è un dono universale: costruire comunità aperte e inclusive

La gioia cristiana che desideriamo condividere è un dono universale, destinato a tutta l’umanità e rivolto in particolare alle donne e agli uomini del nostro tempo. Il percorso sinodale ci ha insegnato ad essere comunità, non isolati o autosufficienti, ma uniti nella nostra diversità e disposti a coinvolgere tutti nel cammino della Chiesa. Questo è il messaggio di speranza che emerge dalla seconda assemblea sinodale delle Chiese italiane, come sottolineato dal cardinale Matteo Zuppi: “Costruiamo comunità aperte, piene di Dio e di umanità”. La gioia cristiana che ci è stata mostrata attraverso il Cammino sinodale è un dono collettivo, frutto della collaborazione tra tutti i membri della Chiesa e non solo degli ecclesiastici.È necessario, per la Chiesa cattolica, assumere una mentalità dialogante con il mondo, caratterizzata da autenticità, serenità, maturità e propositività. Il dialogo deve essere condotto in modo franco, aperto e critico, quando occorre, per difendere la dignità di Dio e della persona umana. Questo approccio è essenziale perché la gioia cristiana non può esistere senza una partecipazione attiva alle vicende del mondo, senza l’ascolto delle voci più deboli e senza un amore senza condizioni per tutti gli esseri umani.La seconda assemblea sinodale della Cei è stata caratterizzata da una presenza significativa di laici, con 442 partecipanti. Le donne hanno giocato un ruolo importante nella discussione, con 293 partecipanti alle sessioni. Questo impegno comune tra uomini e donne, ecclesiastici e laici, è un segno incoraggiante per il futuro della Chiesa cattolica in Italia.

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