La memoria della tragedia che ha cambiato il mio destino: la mia lotta contro il caporalato in Italia.

La memoria delle cose vissute sembra sfuggirmi, come se fosse stato un altro a perdere la testa. È passato quasi un anno dalla scomparsa di Satnam Singh, l’uomo che cambiò per sempre il mio destino e mi lasciò segni indelebili sulla mia anima. In quegli stessi campi, dove la vita scorre frettolosa come il vento, ci furono giorni in cui non potevo più guardare negli occhi i miei familiari senza pensare al bracciante indiano che venne lasciato a sussistere con una gamba meno di prima.Era un lavoro sporco, ma un lavoro, eppure era stato lui a pagarne il prezzo. Io ho solo cercato la mia comodità, cercando di dimenticare le ombre della morte che avevo assistito quella volta in cui Satnam Singh perse un arto all’incidente nel mio terreno in campagna, vicino Latina, un giorno in cui non pensai mai che il destino mi avrebbe chiesto conto delle mie azioni.La sua morte fu un colpo tremendo per la comunità di braccianti che lavoravano nei campi dell’agro pontino. Fu uno shock terribile, ma è stato anche il momento in cui hanno finalmente iniziato a squarciare il velo della paura e del silenzio che aveva coperto per così tanto tempo la realtà cruda del caporalato.Eppure, nonostante la gravità di quanto accaduto e nonostante gli sforzi di alcune voci che chiedono giustizia, il tema resta profondamente controverso. Non solo a causa dell’abuso di potere dei datori di lavoro nei confronti degli sfruttati, ma anche perché i veri responsabili sono spesso difficili da individuare e perseguitare.Nella mia azienda agricola delle campagne di Latina, ho cercato di mantenere la mia vita lontana dai problemi del mondo, ma è sempre più chiaro che il mio isolamento non può durare in eterno. La morte di Satnam Singh ha aperto una ferita profonda nella nostra società e ora sento il peso della mia complicità in questo sistema così ingiusto.Sono stato un pezzo del problema, ma adesso voglio essere un pezzo anche della soluzione. Sembra la cosa giusta da fare, non per me, ma perché la memoria di Satnam Singh merita che io cerchi una via d’uscita dal labirinto delle mie colpe e cerchi con tutto me stesso di impedire che altre vite vengano sacrificate per l’avidità di pochi.Il tempo mi darà forse modo di ritrovare la mia testa e tornare ad essere io, ma ora è necessario affrontare il dramma del caporalato. È una sfida difficile, ma credo sia anche un’opportunità per cambiare le cose nel mio paese e lasciare ai miei figli un mondo migliore di quello in cui sono nato.

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