L’Abruzzo si colloca in una posizione critica all’interno del panorama nazionale del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), evidenziata dall’ottavo rapporto della Fondazione Gimbe che ne certifica una performance sottotono nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Il punteggio complessivo, pari a 182 su un massimo di 300, posiziona la regione in una delle ultime posizioni della classifica nazionale, segnando un peggioramento rispetto al 2022 (-2 punti).
Questo dato, lungi dall’essere un’anomalia, riflette una tendenza più ampia che vede solo tredici regioni italiane pienamente conformi agli standard LEA.
L’analisi di Gimbe non si limita a una fotografia statica, ma applica il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) per valutare l’effettiva aderenza ai requisiti stabiliti.
In questo contesto, l’Abruzzo risulta inadempiente in due aree cruciali: la prevenzione collettiva e la sanità pubblica, e l’assistenza distrettuale, che rappresentano il primo anello di contatto tra il cittadino e il sistema sanitario.
Queste aree, fondamentali per la promozione della salute e la prevenzione delle malattie, risentono di carenze strutturali e di risorse insufficienti.
Un elemento particolarmente rilevante è la mobilità sanitaria, un indicatore sensibile della capacità di un sistema sanitario di soddisfare i bisogni della popolazione.
Nel 2022, l’Abruzzo ha registrato un saldo negativo di -104,1 milioni di euro, a testimonianza di una pressione esercitata dal sistema sanitario di altre regioni, che attirano pazienti alla ricerca di prestazioni non disponibili o difficilmente accessibili localmente.
Sebbene si osservi una riduzione rispetto al 2021, la cifra rimane significativa.
L’affidamento alle strutture private accreditate per l’erogazione di prestazioni sanitarie rappresenta un’altra variabile da considerare.
L’Abruzzo si posiziona undicesima in questa graduatoria, con il settore privato che contribuisce al 43,9% del valore totale della mobilità sanitaria attiva regionale, un dato inferiore alla media nazionale (54,4%).
Questo suggerisce una minore capacità attrattiva del sistema sanitario regionale e una potenziale carenza di offerta pubblica.
La situazione nazionale è caratterizzata da una profonda disomogeneità territoriale.
Un divario marcato separa le regioni del Nord, che accumulano la stragrande maggioranza dei saldi attivi nella mobilità sanitaria, da quelle del Sud, gravate da ingenti saldi passivi.
L’Abruzzo, insieme a Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Lazio, si trova in questa seconda categoria, a indicare una fragilità strutturale del sistema sanitario meridionale e una disuguaglianza nell’accesso alle cure.
Il rapporto Gimbe, pertanto, non solo quantifica le performance dell’Abruzzo, ma le inserisce in un contesto nazionale più ampio, evidenziando la necessità di interventi mirati per ridurre le disparità e garantire un’assistenza sanitaria equa e di qualità per tutti i cittadini.
La questione non è solo economica, ma implica anche una riflessione profonda sulla governance del SSN, sulla distribuzione delle risorse e sulla capacità di pianificazione strategica a livello nazionale e regionale.

