La recente ondata di polemiche riguardanti la stabilità finanziaria del sistema sanitario regionale abruzzese rivela una tendenza ricorrente: l’approccio strumentale dell’opposizione politica, spesso privo di fondamento tecnico e basato su interpretazioni parziali di documenti interni.
L’assessora alla Salute, Nicoletta Verì, ha interrotto questa spirale di allarmismi infondati, sottolineando la natura provvisoria e, per certi versi, arbitraria delle proiezioni finanziarie circolanti.
Il fulcro della questione risiede nella difficoltà di quantificare con precisione il deficit sanitario in questo momento.
Le approvazioni definitive dei bilanci delle Aziende Sanitarie Locali (ASL) sono previste solo per la primavera del 2026, un orizzonte temporale che rende prematuro qualsiasi giudizio definitivo.
A ciò si aggiunge l’incognita cruciale della quota di Fondo Sanitario Nazionale spettante all’Abruzzo, un elemento imprescindibile per la definizione del quadro finanziario complessivo.
Il documento interno della Regione, datato 11 agosto e oggetto di vivace discussione, non costituisce, pertanto, un dato certo, bensì un’ipotesi di scenario, soggetta a continue revisioni e non riflettente necessariamente la realtà dei fatti.
Questa dinamica, purtroppo, non è nuova: nel 2022, l’opposizione aveva sollevato un allarme per un presunto deficit di oltre 200 milioni di euro, che si è poi rivelato pari a zero al momento dell’approvazione del bilancio.
L’assessora Verì ha precisato che documenti di questo tipo, contenenti proiezioni e stime, sono una componente ordinaria del lavoro di monitoraggio svolto dagli uffici del Dipartimento Salute.
Si tratta di strumenti di analisi che, sulla base dei dati periodici trasmessi dalle ASL, permettono di valutare l’andamento finanziario e di individuare eventuali criticità.
In realtà, ha aggiunto, circolano anche documenti con numeri ancora più pessimistici, a riprova della natura ipotetica e provvisoria di tali stime.
Al 31 agosto, sulla base dei dati reali comunicati dalle ASL, si rilevava un disavanzo compreso tra gli 85 e i 98 milioni di euro.
Anche questa cifra, tuttavia, è indicativa e suscettibile di variazioni.
La difficoltà di definire con certezza il disavanzo è legata alla mancanza di informazioni cruciali: la quota di Fondo Sanitario Nazionale e il valore della produzione delle aziende sanitarie, che viene determinato solo a consuntivo.
Come sottolinea l’assessora, anche uno studente di ragioneria al primo anno ne sarebbe consapevole: per calcolare un disavanzo, è indispensabile conoscere i valori positivi di bilancio.
La vicenda evidenzia, quindi, come la gestione della sanità pubblica richieda trasparenza, rigore metodologico e una profonda comprensione delle dinamiche finanziarie.
L’uso strumentale di dati provvisori e decontestualizzati, al fine di alimentare polemiche e screditare l’azione di governo, non fa altro che compromettere la credibilità del dibattito pubblico e danneggiare la fiducia dei cittadini nel sistema sanitario.

