L’Abruzzo, come riflesso di dinamiche nazionali più ampie, si presenta nel Rendiconto Sociale 2024 dell’INPS come regione in evoluzione complessa, segnata da paradossi demografici e strutturali nel mercato del lavoro.
Il documento, a firma del direttore regionale Luciano Busacca, traccia un quadro che evidenzia la resilienza dell’istituto, con una spesa contributiva salita a 7,835 miliardi di euro, ma anche le criticità che ne derivano, con un deficit di 4,768 miliardi che riflette l’impegno costante a sostegno di cittadini, lavoratori e imprese.
Il declino demografico, accentuato negli ultimi anni, si conferma una tendenza inarrestabile: la popolazione residente si riduce di 6.686 unità.
Nonostante un saldo migratorio netto positivo (+1.354), frutto di un flusso di persone provenienti da altre regioni, questo dato non riesce a compensare il calo complessivo, che si manifesta con una velocità considerevolmente maggiore rispetto al decennio precedente.
La mobilità interna, pur mantenendo un equilibrio con le altre regioni italiane, non arresta questo fenomeno di spopolamento.
Il tessuto economico regionale è dominato, come da tradizione, da una fitta rete di micro e piccole imprese, che rappresentano il 99,4% del totale.
Un segnale incoraggiante è l’incremento del flusso contributivo del 5,4% nelle aziende private, indicando una ripresa, seppur fragile, dell’attività produttiva.
In particolare, si registra un aumento delle riscossioni ordinarie tra i lavoratori autonomi, accompagnato da una riduzione del numero medio di imprese, suggerendo una concentrazione o un’evoluzione delle forme di lavoro individuale.
L’intensificazione dell’attività di vigilanza, con 556 ispezioni contro le 377 del 2023, segnala un impegno a contrastare l’evasione contributiva e a tutelare i diritti dei lavoratori.
Sul fronte del mercato del lavoro, si registra un lieve aumento dell’occupazione (+0,8%) e una diminuzione del tasso di disoccupazione, sceso al 7,1%.
Tuttavia, questa apparente positività è offuscata da una profonda disomogeneità strutturale: il predominio delle forme contrattuali atipiche è un fattore di preoccupazione.
Il mercato del lavoro abruzzese si caratterizza per una prevalenza di rapporti di lavoro precari, a discapito di quelli a tempo indeterminato, creando una situazione di instabilità e incertezza per molti lavoratori.
Questa tendenza si riflette in una riduzione del saldo netto di occupati stabili nel settore privato, in netto contrasto con l’aumento di 18.832 posizioni precarie.
Un altro dato allarmante è la crescita del numero di NEET (Not in Education, Employment, or Training), che sale a 31.242 unità, con un aumento del 12,3% rispetto all’anno precedente.
Questa crescita evidenzia una difficoltà strutturale nel favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e nell’istruzione, con implicazioni a lungo termine per il capitale umano regionale.
Il sistema pensionistico, pur apparendo stabile nel complesso, dovrà affrontare le sfide poste dall’invecchiamento della popolazione e dalla necessità di garantire la sostenibilità finanziaria nel lungo periodo.
La complessiva situazione richiede, pertanto, interventi mirati a promuovere un mercato del lavoro più equo, stabile e inclusivo, capace di offrire opportunità concrete a tutti i cittadini abruzzesi e di invertire la tendenza allo spopolamento.

