La salvaguardia dell’acquifero del Gran Sasso, linfa vitale per un’ampia porzione d’Abruzzo e per la continuità di fondamentali ricerche scientifiche, richiede un approccio integrato e una gestione che trascenda le logiche compartimentate.
L’affermazione, condivisa da ingegneri e geologi esperti nel settore, sottolinea la necessità di un cambio di paradigma rispetto alle attuali modalità operative.
Sebbene si riconoscano i progressi compiuti dal Commissario Straordinario Pierluigi Caputi, in particolare l’avvio del percorso per la redazione del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (Docfap), previsto per l’autunno del 2025, persistono criticità che rischiano di compromettere l’efficacia complessiva dell’intervento.
La frammentazione degli interventi, suddivisi tra le aree dei laboratori del INFN e i tratti in galleria, crea una dispersione di responsabilità che mina la coerenza e l’integrazione delle azioni.
La proposta avanzata dagli esperti non è quella di una mera centralizzazione burocratica, ma di una regia unificata, capace di coordinare i diversi lotti funzionali, garantendo così la sinergia tra le attività di ricerca scientifica e la tutela della risorsa idrica.
Questa visione si fonda sulla consapevolezza che la sicurezza dell’acquifero non è un limite, bensì la precondizione imprescindibile per la sostenibilità e la credibilità a lungo termine delle attività di ricerca.
Un approccio settoriale, al contrario, rischia di creare conflitti di interesse e di generare soluzioni parziali e potenzialmente inefficaci.
In particolare, si evidenzia la necessità di un’urgente valutazione sismica delle sale di laboratorio, alla luce della presenza di una faglia attiva, recentemente individuata dall’Arta Abruzzo.
Tale verifica non è una mera formalità, ma un imperativo di sicurezza che impone un’analisi approfondita della vulnerabilità delle strutture esistenti e l’adozione di misure di mitigazione adeguate.
Inoltre, si esprimono riserve sulla prosecuzione indiscriminata della campagna di sondaggi geognostici.
L’esecuzione di nuove perforazioni, spesso intrusive e potenzialmente dannose per l’equilibrio idrogeologico, deve essere giustificata da nuove evidenze scientifiche e supportata da un rigoroso protocollo di monitoraggio.
La conoscenza pregressa del sottosuolo, ottenuta attraverso studi precedenti, deve essere valorizzata per evitare duplicazioni inutili e rischi superflui.
La salvaguardia dell’acquifero del Gran Sasso non è solo una questione tecnica, ma un imperativo etico e sociale.
Si tratta di proteggere una risorsa essenziale per la comunità abruzzese, assicurando la continuità delle attività scientifiche di eccellenza che si svolgono in questa area.
L’appello è rivolto non solo al Commissario Straordinario, ma a tutte le istituzioni coinvolte, affinché superino le attuali dicotomie e adottino una visione unitaria e lungimirante per la gestione di questo bene comune di inestimabile valore.
La trasparenza, la collaborazione e la condivisione delle informazioni sono i pilastri di un approccio sostenibile che metta al centro la tutela dell’acqua e il benessere delle generazioni future.

