La giustizia, seppur lenta, sembra tracciare un percorso verso la verità nel caso dell’orsa Amarena.
A margine della quarta udienza, rinviata a giudizio per il 2026, Bruno Petriccione, presidente dell’associazione Appennino Ecosistema, ha espresso un cauto ottimismo, sottolineando come i sei mesi di rinvii, sebbene inizialmente frustranti, siano stati necessari per preparare un processo che aspiri a rendere piena giustizia.
L’associazione, una delle 48 parti civili, si è costituita contro Andrea Leombruni, accusato di aver sparato mortalmente all’orsa Amarena, in un evento tragico perpetrato dinanzi ai suoi piccoli.
La richiesta principale di Appennino Ecosistema, e un elemento cruciale per Petriccione, è un’indagine più approfondita e la contestazione di reati ambientali più qualificati.
La preoccupazione è che l’attuale formulazione delle accuse, se confermata, rischi di banalizzare la gravità del crimine, riducendolo a un atto di uccisione priva di giustificazione, con una pena simbolica, inadeguata al valore intrinseco dell’orsa e al suo ruolo fondamentale nell’ecosistema appenninico.
L’orsa Amarena, infatti, non è solo un esemplare di *Ursus arctos marsicanus*, ma un simbolo della biodiversità fragile e preziosa che caratterizza il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, un patrimonio di inestimabile valore genetico e culturale.
L’aspetto centrale da chiarire, secondo Petriccione, è l’esistenza di *dolo*, ovvero l’intenzionalità dietro l’atto.
Stabilire se la morte dell’orsa sia stata frutto di un gesto impulsivo, di un errore, o di una premeditazione, è determinante per determinare la giusta punizione.
La complessità del caso richiede un’analisi accurata delle circostanze che hanno portato alla tragedia, considerando anche il contesto di convivenza sempre più difficile tra uomo e fauna selvatica in un territorio caratterizzato da pressioni antropiche crescenti.
La presenza massiccia di rappresentanti di enti e associazioni parte civili durante l’udienza testimonia l’interesse diffuso e la sensibilità che questo caso ha suscitato.
L’udienza ha visto l’accoglimento della richiesta di dissequestro dei cellulari dell’imputato, ma non dell’arma, segnale di un’indagine ancora in corso.
Appennino Ecosistema si distingue per la sua scelta coraggiosa di agire in prima persona, senza l’intermediazione di un legale, un atto che riflette la sua natura di associazione indipendente, finanziata esclusivamente dalle quote associative volontarie, e guidata da un forte senso di responsabilità verso la tutela dell’ambiente e della fauna selvatica.
La data cruciale del 19 gennaio 2026, data fissata per l’inizio del dibattimento davanti alla giudice D’Orazio, segna un punto di svolta verso la speranza di una giustizia piena e significativa.

