Il Coordinamento delle associazioni delle persone con disabilità dell’Aquila esprime profonda e motivata opposizione al nuovo regolamento comunale relativo alla compartecipazione ai servizi sociali, un provvedimento che rischia di compromettere significativamente il diritto all’assistenza e il benessere delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
La definizione di questa misura come “atto dovuto” appare, a nostro avviso, una giustificazione insufficiente e potenzialmente fuorviante, che maschera le conseguenze reali che questa iniziativa comporterà per la comunità.
La compartecipazione, fissata al 30%, non può essere considerata una questione meramente contabile.
Per le persone con disabilità e i loro cari, rappresenta un aggravio economico tangibile, un peso aggiuntivo che si somma a una serie di spese già considerevoli.
L’assistenza personalizzata, gli ausili tecnici, le terapie riabilitative, gli interventi di adattamento delle abitazioni per garantire accessibilità, i costi di trasporto, la farmaceutica e le numerose spese indirette che derivano dalla disabilità – spesso non pienamente riflesse nell’indicatore ISEE – creano una situazione di vulnerabilità economica che questa misura rischia di esacerbare ulteriormente.
Il Coordinamento sottolinea come un’equità formale, che non tenga conto della specificità e della complessità della disabilità, si traduca in una penalizzazione ingiusta per i soggetti più fragili.
Questo approccio rischia di privare le persone con disabilità dell’accesso a servizi essenziali, limitando la loro autonomia e la loro partecipazione alla vita sociale.
La proposta, inoltre, si discosta da un modello di welfare pubblico robusto e inclusivo, suggerendo una deriva verso il finanziamento dei servizi tramite il contributo diretto dei beneficiari, anziché attraverso una redistribuzione equa delle risorse.
La volontà politica di individuare risorse, quando presente, dovrebbe concretizzarsi attraverso la ricerca di margini di miglioramento, strumenti di compensazione e la priorità di bilancio, piuttosto che attraverso l’imposizione di oneri finanziari sulle fasce più deboli della popolazione.
La polemica politica sul tema è accesa.
Il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci ha denunciato l’iniziativa come una “tassa sulla disabilità”, evidenziandone la natura penalizzante e la potenziale erosione dei diritti.
Il consigliere comunale Alessandro Maccarone, pur respingendo l’etichetta di “tassa”, ha tentato di minimizzare l’impatto, sostenendo che una parte dei cittadini con reddito basso sarebbe esonerata, mentre una minoranza andrebbe incontro al limite massimo della compartecipazione.
Tuttavia, la trasparenza sui criteri di calcolo e le effettive fasce di reddito coinvolte necessita di maggiore chiarezza.
I consiglieri comunali di opposizione Enrico Verini e Gianni Padovani hanno sollecitato un intervento immediato da parte del sindaco Pierluigi Biondi, chiedendo la sospensione del regolamento e la copertura finanziaria attraverso una variazione di bilancio, in particolare con riferimento alla compartecipazione a SAD e ADI prevista a partire dal 1° marzo 2026.
È imperativo che l’amministrazione comunale rivaluti attentamente l’impatto di questa misura, considerando alternative che garantiscano la sostenibilità del sistema di welfare senza penalizzare le persone con disabilità e le loro famiglie, e che promuovano una reale inclusione sociale.
Il Coordinamento si rende disponibile per un confronto costruttivo con l’amministrazione comunale, al fine di individuare soluzioni condivise e socialmente giuste.

